mercoledì 8 maggio 2013

Informatica: la scomparsa degli investimenti!

Tratto dall'articolo "Informatique : la disparition des investissements par les entreprises !" di Louis Naugès




No, non si tratta di annunciare una catastrofe economica che spingerà le aziende a non investire più nell’informatica.

Si tratta al contrario di un’ottima notizia per i manager, i direttori finanziari e gli informatici: la gran parte degli “investimenti” che si trovano in un budget CAPEX passeranno alla spesa corrente (OPEX).
 Questo tsunami finanziario interesserà tutti gli ambiti dell’informatica, sia le infrastrutture sia le applicazioni.

Infrastrutture

Reti, server e postazioni di lavoro, le tre componenti principali di un’infrastruttura informatica sono interessate da questa rivoluzione.

Reti
Già da molto tempo la buona parte delle aziende acquista le reti esterne dagli operatori e sono già OPEX. Questa tendenza si è estesa anche alle reti mobili, diventate il metodo di accesso preferito da tutti gli utenti.
La situazione è diversa per quello che concerne le reti interne, le LAN (Local Area Networks) che funzionano ancora prevalentemente tramite cavi Ethernet, ma il panorama sta cambiando molto velocemente.




Sempre più sovente le aziende si spostano su reti LAN Wi-Fi quando il numero degli utenti non supera il centinaio nello stesso luogo. Queste reti, adesso, possono fornire performance professionali e sostituire così le reti cablate, eliminando tutti gli investimenti in cablaggi e commutatori Ethernet.
Questo è possibile grazie alle soluzioni multiaccesso come quelle proposte da OneAccess.


Per gli ambienti estesi che avranno ancora bisogno delle reti cablate molto veloci saranno ancora necessari degli investimenti, ridotti tuttavia in misura rilevante dall’implementazione degli SDN, Software Defined Networks e in particolare delle soluzioni Open Source nell’ambiente Open Flow.

Server


Per le piccole e medie imprese, la questione non si pone nemmeno più. I loro costi di gestione interna di un parco server composto da una dozzina o un centinaio di macchine diventano proibitivi rispetto al prezzo che possono proporre AWS di Amazon, Azure di Microsoft o GCE (Google Compute Engine).

Gli altri due evidenti vantaggi di un passaggio in OPEX:
- Flessibilità: si pagano solamente le ore di utilizzo
- Potenza variabile: ho sempre accesso alla potenza di cui ho bisogno anche se ho notevoli variazioni di attività.
Per le grandi aziende, questa tendenza verso le soluzioni IaaS (Infrastructure as a Service) sarà più graduale e lenta.


Uno degli esempi più significativi è quello di Netfix, il leader americano del VOD (Video on Demand). Netfix consuma 1 miliardo di ore di calcolo al mese su AWS, corrispondenti al 95% del suo consumo informatico. Questa slide è estratta da una presentazione preparata dal CEO di Netfix e presenta le principali ragioni di questa scelta. Il termine “wait” (attendi) è presente molte volte!

Postazioni di lavoro
Oggi rappresentano la spesa maggiore del budget informatico delle grandi aziende. Il TCO, Total Cost of Ownership, dei PC Windows, i più diffusi nelle postazioni di lavoro aziendali, è valutato dal gruppo Gartner sui 3.500 $ all’anno.
Tre grandi evoluzioni cambieranno il dato e ridurranno fortemente gli investimenti delle aziende per le loro postazioni di lavoro:


- Il predominio dei dispositivi mobili: tablet, smartphone, PC mobili rappresentano più dell’80% dei dispositivi d’accesso venduti nel 2012. La maggior parte degli smartphone sono già in vendita con un contratto mensile che copre il costo del dispositivo e il costo della rete. 
- Sempre più spesso, le aziende aderiscono al programma BYOD (Bring Your Own Device) e BYON (Bring Your Own Network). L’investimento è a carico del collaboratore ma l’azienda gli riconosce una somma mensile: si passa da un budget CAPEX ad uno OPEX. 


- Altro esempio: Google ha lanciato un programma di “noleggio” Chromebook, che copre, per una somma variabile di 20/30$ al mese, tutti i costi per un periodo di 3 anni con un rinnovo del materiale alla fine del periodo.
Questa tendenza sarà imitata molto rapidamente da un gran numero di fornitori.

Utilizzi

Nell’ambito degli utilizzi, le cose sono molto più semplici: le soluzioni SaaS, Software as a Service, s’impongono per tutti i processi trasversali e le applicazioni di comunicazione e di collaborazione, “social”.
Uno studio recente, realizzato dallo studio americano Saugatuck, mostra che nel 2016 meno del 15% delle applicazioni sarà implementato localmente in modo tradizionale.


E... il 100% delle applicazioni SaaS sono fatturate in funzione del tempo, del numero degli utilizzatori o del livello di risorse consumate; sono quindi nel 100% dei casi delle spese OPEX!
Ci vorranno ancora molti anni, troppi, perché le grandi organizzazioni possano liberarsi dei loro software integrati e altri ERP, ma il budget CAPEX assegnato si ridurrà progressivamente.

I fornitori investono… i clienti utilizzano

Non è perché le imprese smettono di investire in infrastrutture e utilizzi che questi investimenti scompariranno! Saranno presi in carico da... fornitori di soluzioni Cloud d’infrastrutture IaaS o applicazioni SaaS.


Accenture ha calcolato l’ammontare degli investimenti realizzati tra il 2009 e il 2012 da aziende come Amazon, Apple, Google o Microsoft; queste cifre non hanno bisogno di commenti...


Questo altro grafico mostra che l’ammontare degli investimenti trimestrali realizzati da Google è raddoppiato in un anno passando da 600 milioni a 1200 milioni di dollari.
Non si tratta di soluzioni “low cost” nel senso peggiorativo del termine: si tratta al contrario di soluzioni “d’alta qualità” il cui prezzo di vendita si abbasserà sempre più. Questo grazie all’aiuto di fornitori industriali che sono in grado di ridurne fortemente il costo di produzione, favorendo i loro clienti sfruttando le regole dell’economia di scala.

La sfida specifica degli enti pubblici

Questa tendenza del CAPEX verso l’OPEX è ben accettata dalle aziende private; è più difficile da gestire nella Pubblica Amministrazione.
Perché? I budget d’investimento e di funzionamento sono separati da compartimenti stagni e molto spesso basati su fondi molto diversi.


Ho dovuto spesso affrontare questo problema nei progetti Cloud Computing per gli organismi pubblici che sono spesso obbligati a trovare delle astuzie finanziarie che permettano di capitalizzare le spese di funzionamento di tipo SaaS!
Per rispondere a questo problema, la strada percorsa dal governo britannico è molto intelligente; ha creato G-Cloud, un marketplace SaaS dove tutte le soluzioni, pre-approvate, possono essere messe in opera immediatamente senza aver bisogno di passare dalle procedure classiche di gare pubbliche.

Tendenze

Questo movimento di fondo, da un’informatica CAPEX verso un’informatica OPEX, non si compirà in pochi mesi!
Come succede da una dozzina di anni:
il grande pubblico mostra la via; è da molto tempo che nessuno gestisce i propri server localmente e si può constatare una tendenza molto rapida verso l’archivio “Cloud” con Box, Dropbox, iCloud o GDrive.


- Le piccole e medie aziende prendono rapidamente il testimone. Hanno maggiore flessibilità per cambiare le loro soluzioni informatiche esistenti.
- Le grandi organizzazioni impiegano più tempo per migrare alle soluzioni OPEX; è più difficile per loro liberarsi dai loro investimenti “legacy” in infrastrutture e applicazioni.


Affidare a grandi fornitori industriali la responsabilità degli investimenti in infrastrutture e utilizzi informatici; acquistare da loro le sole risorse di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno con la certezza di non dover mai investire sulle risorse che si è sicuri di non poter mai ottimizzare...

Questo “nirvana” informatico è a vostra portata; sarebbe davvero un peccato non approfittarne!

lunedì 6 maggio 2013

Parte 3: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

Gli utilizzi




E’ nell’ambito degli utilizzi che questa R2I sarà meno visibile ma, allo stesso tempo, avrà maggior impatto sull’attività aziendale.

SaaS: Software as a Service
E’ un tema che ho trattato spesso nel mio blog; circa 2 anni fa, avevo scritto un articolo interamente dedicato al SaaS e, più recentemente, una protesta contro gli usurpatori del SaaS.


Riassumo qui in breve cos’è una vera soluzione SaaS:
- è sufficiente un browser, su un PC, un Mac, un tablet o uno smartphone, per accedervi: coerente, ovvio, con ciò che ho già descritto sulle infrastrutture R2I;
- è fatturata come un servizio in base al tempo e al numero degli utenti;
- è ospitata su un cloud pubblico e comunitario; nessuna soluzione SaaS può risiedere in un centro di calcolo privato;
- multi-tenant (multi-proprietario) e mono-versione: una sola versione di codice di programmazione è utilizzata per tutte le aziende clienti;
- per ogni soluzione SaaS ne esiste solo una versione utilizzabile.
Tutte le soluzioni software che non possiedono queste cinque caratteristiche non sono soluzioni SaaS; non vi è alcuna eccezione possibile a questa regola base.




Per aiutarvi nelle vostre scelte, vi indico le due domande trabocchetto da fare per scoprire i falsi SaaS:
- Posso installare l’applicazione nel mio centro di calcolo privato, erroneamente chiamato cloud privato?
- Posso tenere una versione precedente e cambiarla secondo i miei tempi?
Se la risposta a una di queste domande è SI, avete a che fare con un impostore.

SaaS, un elemento chiave della R2I
Visto dalle aziende clienti, la generalizzazione delle soluzioni SaaS è un’eccellente notizia; per la prima volta, nella storia delle applicazioni professionali:




1. Il rischio che l’applicazione non funzioni non esiste più! Se sono la 2587° azienda che implementa questo servizio, 2586 altre aziende l’utilizzano già con successo.
2. L’azienda ha accesso immediato alle best practice nell’ambito dell’applicazione. Quando implemento un’applicazione di gestione delle trasferte come Concur, già utilizzata da migliaia di aziende, approfitto di tutte le migliorie apportate a questo processo gestionale. E’ interessante notare che ne esiste attualmente una versione speciale “settore pubblico” che tiene conto delle specificità di tali processi.
3. I termini dell’implementazione si misurano in settimane o in mesi, non in anni.




4. L’incubo delle migrazioni scompare: quando, per miracolo, un’azienda riusciva a far funzionare un’applicazione artigianale tradizionale, il programmatore si “divertiva” ad annunciare all’improvviso che si doveva “migrare alla nuova versione”. Questo spiega perché la maggior parte delle aziende che implementano un software tradizionale non utilizzano le ultime versioni, come mostra questo grafico che mette a confronto una soluzione SaaS, Workday, con delle soluzioni storiche ben conosciute.


5. Che io sia un’azienda con sede a San Francisco, un’azienda media a Roma o una piccola-media azienda in Romania, ho la possibilità di utilizzare la stessa applicazione, la migliore possibile. E’ un’opportunità straordinaria per le piccole-medie aziende e per le imprese nei paesi emergenti che sono meno bloccati nel loro sviluppo.
6. Posso adattare il mio budget all’evoluzione dell’attività della mia azienda, acquistando più servizi o rinnovando un numero minore di utenti se necessario.
7. Nella grande maggioranza dei casi, i costi completi delle soluzioni SaaS sono molto inferiori a quelli delle soluzioni storiche. Dedicherò un capitolo intero a questo tema.
Difficile quando si è il Direttore Generale, Direttore Finanziario, Direttore Business o Responsabile IT resistere a questi sette vantaggi principali delle soluzioni SaaS.
Delle applicazioni industriali che funzionano, a costi ragionevoli e prevedibili... l’industrializzazione degli utilizzi ha del positivo!

SaaS: per quali utilizzi universali
Le soluzioni SaaS hanno una grave mancanza: non possono soddisfare tutte le necessità delle aziende, contrariamente a quello che hanno cercato di fare i creatori storici di “soluzioni integrate”.


Queste soluzioni mi fanno sempre pensare a questi giganteschi coltellini svizzeri che dispongono di decine di funzioni, si... ma che fanno tutto male.
Provate a sfrondare la vostra foresta con il seghetto di questo coltello, il più grande integrato al mondo! Sareste pronti ad aprire una bottiglia di Petrus con questo cavatappi?
La logica “industriale” delle componenti s’impone a tutto il mondo dei software e mai più un fornitore SaaS serio pretenderà di poter rispondere a tutti i vostri bisogni.
Una soluzione SaaS non ha successo se non può rispondere alle esigenze di un gran numero di imprese; è sempre sui grandi numeri che si possono ammortizzare i costi degli investimenti industriali.


In questo schema ho rappresentato i principali elementi di un Sistema Informatico.
- Le infrastrutture, supporto agli utilizzi, alle quali si accede tramite browser.
- Gli utilizzi strutturati “core business”: sono quelli per cui esiste raramente una soluzione SaaS e che tratterò nel prossimo paragrafo.
- Gli utilizzi strutturati “funzione di supporto”: CRM, gestione delle Risorse Umane, Budget... Oggi, sono disponibili eccellenti soluzioni SaaS per il 99% delle funzioni di supporto.
- Gli utilizzi “partecipativi”: messaggeria, calendario, blog, wiki, fogli di calcolo, documenti... Per questi utilizzi, le soluzioni SaaS predominano.
- L’informatica flessibile che permette di sviluppare rapidamente delle applicazioni leggere di BPM (Business Process Modeling) o decisionali (Business Intelligence). Esistono da poco eccellenti soluzioni SaaS come RMP per il BPM o BIME per il decisionale, due giovani e brillanti aziende francesi che fanno concorrenza alle soluzioni storiche tradizionali.


In questa logica di “componenti software” le decisioni strategiche diventano molto semplici:
- La sola risposta aziendale per una funzione di supporto = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione partecipativa = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione di informatica flessibile = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
Resta da sistemare il problema delle applicazioni core business.

Gli utilizzi core business








Tutte le aziende hanno bisogno di applicazioni che rispondano a necessità molto specifiche: gestione di una raffineria di petrolio, bilanciamento in tempo reale di una rete di trasporto dell’energia elettrica, transazioni di borsa, gestione delle tariffe per le compagnie aeree... Questa tabella è un esempio delle tariffe che vengono proposte dalla compagnia aerea Vueling per il volo Parigi - Valencia in ottobre; esse variano dai 50 ai 110 € a seconda del giorno. Non sono sicuro che questa applicazione possa interessare ad una banca o ad una società di distribuzione alimentare; è la caratteristica di base di un’applicazione core business.
Per questi utilizzi business, esistono al momento due risposte possibili:

- Una soluzione SaaS su Cloud comunitario. Rimanendo sull’esempio del trasporto aereo, la società Amadeus fornisce a centinaia di aziende del settore trasporti un’applicazione business SaaS aziendale di altissima qualità, capace di trattare 100 milioni di prenotazioni al mese. Queste applicazioni comunitarie non sono possibili se l’applicazione business in oggetto non è una potenziale fonte di vantaggio competitivo. E’ il caso di Amadeus che si occupa principalmente del processo di prenotazione, una volta che il cliente fa la sua scelta di compagnia aerea e prezzo.
- Una soluzione proprietaria, unica, non aziendale, installata nel centro di calcolo dell’impresa o ospitata da una società terza. Questo resterà ancora, per molti anni, la risposta più frequente, soprattutto per le grandi aziende. In questa situazione, prevedo e aspetto la rinascita delle applicazioni veramente su misura costruite con dispositivi industriali, Java, PHP, HTML5... questo andamento è, a lungo termine, più efficace e più conveniente che cercare di sistemare un ERP universale per cercare di adattarlo a dei processi business che sono specifici e diversi da quelli della concorrenza.

Ho una bella notizia per le aziende:
Oggi, il 60/80% degli utilizzi può essere preso in carico da applicazioni industriali SaaS.


Dimensione economica: SaaS vs. soluzione tradizionale




Nel garage di un capo di stato “democratico” recentemente scomparso è stata trovata un’auto unica al mondo, una FIAT 500 del valore di 200.000€

I “garage informatici” delle grandi aziende sono anch’essi pieni di applicazioni e ERP unici al mondo, assemblati con grandi spese nel corso di anni e costantemente in revisione!



Tutti i grandi studi di ricerca e analisi, Gartner, Forrester, Nucleus... hanno pubblicato degli studi sul ROI delle soluzioni SaaS. Senza sorpresa, qualsiasi siano i metodi di calcolo, i risultati ottenuti dimostrano che le soluzioni SaaS sono molto meno care. Eccone tre esempi, tra le centinaia, di Forrester su Concur e Google Apps e di Nucleus sulla più celebre delle soluzioni SaaS, Salesforce.




Ho riassunto questi risultati in questa tabella molto semplice che riporta il ROI e il periodo di ritorno sugli investimenti nei tre casi; da mostrare al vostro Direttore Generale o al vostro responsabile finanziario!
Tutte queste tabelle, tutte queste cifre non fanno che confermare quello che un po’ di buon senso rende evidente: una soluzione industriale, indipendentemente dal settore di attività, costa meno cara della realizzazione artigianale.

Per un’azienda, i vantaggi finanziari delle soluzioni industriali SaaS sono numerosi:
- nessuna spesa per capitale, solo spese operative;
- spese prevedibili anno per anno
- ROI molto elevati
- possibilità di fermare un progetto che non porta vantaggi
- spese che si adattano facilmente all’evoluzione dell’attività dell’azienda

Utilizzi informatici industriali, è... oggi




Questa rivoluzione industriale degli utilizzi è alle porte delle aziende; per il momento, solo le più innovative hanno fatto il salto nel Nuovo Mondo del SaaS e ne traggono i vantaggi concorrenziali maggiori.
Come mostra chiaramente questo grafico, nella prima metà del XX° secolo, l’industrializzazione del settore dell’automobile americano ha permesso di diminuire di un terzo il prezzo di vendita di un’automobile.
Non c’è più alcuna ragione perché non si possa fare un grafico simile, rappresentando la diminuzione dei costi delle applicazioni informatiche, nel periodo 2010 - 2020.





mercoledì 9 gennaio 2013

Parte 2 - R2I: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès


Le infrastrutture

Nella prima parte di questa analisi, ho posto le basi della R2I, Rivoluzione Industriale Informatica.
E’ nell’ambito delle infrastrutture che questa R2I è più avanzata e sarà più profonda, ed è sempre in questo ambito che i benefici saranno più facilmente quantificabili.
Come si presenterà questa R2I nelle tre componenti principali dell’infrastruttura informatica: server, postazioni di lavoro e reti?




Server


A partire dal 2007, l’espressione Cloud Computing è sulla bocca di tutti, ma il vero Cloud, il Cloud pubblico, ha visto comparire al suo fianco dei cugini, non sempre “legittimi”: i Cloud privati, comunitari, nazionali, ibridi... Si farà presto concorrenza alle famiglie di nuvole... nel meteo!
E’ tempo di mettere un po’ d’ordine nel mucchio.

Cloud privato: l’assoluto impostore

Tutti i produttori di sever, nel panico per l’arrivo del Cloud pubblico nelle imprese, hanno inventato questa contro-offensiva chiamata Cloud privato.
C’è probabilmente in ciascun paese una decina di grandi organizzazioni che hanno i mezzi di trasformare i loro centri di calcolo tradizionali in veri e propri Cloud privati.





E’ il caso della banca JPMorgan Chase che investì 500 milioni di dollari in un nuovo centro di calcolo. E’ il biglietto d’ingresso minimo se si vuole giocare alla pari dei grandi e proporre soluzioni private industriali che permettano:
- di fatturare i servizi all’ora.
- di poter far variare da 1 a 10.000 il numero dei server impegnati in un compito.
- di garantire una ridondanza molto forte e degli SLA (Livello di garanzia del servizio) superiore al 99,99%.





Per tutte le altre aziende, s’impone un’operazione di chirurgia estetica: esse possono rimpiazzare all’ingresso del centro di calcolo l’espressione “Centro di calcolo” con “Cloud privato” e il gioco è fatto.

Cloud Comunitario: une strada dell’avvenire, business for business

Un Cloud comunitario, è un’infrastruttura condivisa da più organizzazioni dello stesso settore d’attività, per ospitare un’applicazione business comune e che non è un elemento fondamentale di differenziazione o di competitività.





Questa foto rappresenta la sala di controllo di uno dei più recenti centri di calcolo del gruppo bancario VISA. E’ un buon esempio di “Cloud comunitario”; parecchie centinaia di milioni di dollari vi sono stati investiti; aperto nell’aprile 2012, è uno dei segmenti della rete VISA, che gestisce transazioni di più di 12.000 banche.
E’ un buon esempio d’industrializzazione intelligente, di mutualizzazione di risorse informatiche molto importanti, che nessuna banca potrà implementare per i soli utilizzi VISA.

Penso e spero che questo movimento comunitario si amplifichi e che molti settori di attività, ospedali, istituzioni nazionali o locali... scelgano questa strada, ragionevole, conveniente e rapida, d’industrializzazione delle loro applicazioni business comuni.


Cloud Pubblico: l’essenziale dell’energia informatica prodotta






Un Cloud pubblico è un insieme di server gestiti da grandi imprese che mettono le proprie risorse a disposizione dei clienti che acquistano l’energia informatica pagando solo quello che consumano.
Dalla sua creazione nel 2006 Amazon con AWS, Amazon Web Services, è il numero 1 in questo mercato.
La competitività delle grandi industrie del Cloud Pubblico dipende dalla performance delle loro infrastrutture e comunicano molto poco su questo argomento
Abbiamo dovuto aspettare i calcoli fatti da Huan Liu, PhD di Stanford che lavora presso Accenture, per avere una prima stima del numero di server utilizzati da AWS, circa 500.000. Alcuni analisti come GigaOM stimano che Amazon abbia passato ampiamente il miliardo di dollari nel 2011.




Due cifre permettono di meglio comprendere la competitività industriale di AWS:
- tra il 2006 e la metà del 2012, il prezzo di vendita di un’ora di calcolo è stata abbassata di 20 volte
- il numero dei servizi proposti è passato da 9 nel 2007 a 82 nel 2011.
Google, come Amazon, non fornisce alcuna cifra ufficiale sul numero di server; le cifre disponibili, non ufficiali, parlano di 2/3 milioni di server fino al 2011.



3,5 miliardi di dollari: è la somma investita nel 2011 da Google per le sue infrastrutture! 800 milioni di dollari è il costo del primo centro di calcolo di Facebook. 1 miliardo di dollari è il costo dell’ultimo centro di calcolo di apple, in Carolina del Nord.
Oggi, per giocare con i grandi, bisogna essere in grado di mettere sul tavolo un minimo di 500 milioni fino a 1 miliardo di dollari; quante aziende sono in grado di farlo?














Nel 2012, Google ha cominciato a mettere le sue infrastrutture al servizio dei clienti esterni, sotto il nome GCE “Google Compute Engine” mettendosi così in concorrenza diretta con AWS.
E’ un eccellente novità per le … imprese clienti, che hanno mantenuto la scelta tra due grandi fornitori di IaaS (Infrastructure as a Service), AWS e GCE.

Cloud Nazionali





Uno dei temi “alla moda” attualmente è quello della geo-localizzazione dei dati negli spazi nazionali, in applicazione di regole e leggi molto antiche. Si assiste dunque in alcuni paesi, come la Francia, alla nascita delle soluzioni nazionali.
In Francia il progetto Andromède, finanziato con un grande prestito, ha appena dato vita a due “cloud francesi”:
- Numergy sostenuto da SFR e Bull
- Cloudwatt, con Orange e Thales




C’è almeno una cosa che trovo positiva in questo progetto Numergy, il loro logo: “Produttore d’Energia Numerica”.
Non posso che essere d’accordo con Cloudwatt quando il loro Presidente, Patrick Stark, scrisse sulla Home Page del loro sito web (unica pagina esistente per il momento):
“Il Cloud... è una vera rivoluzione industriale...”

D’altro canto, per lottare alla pari con le grandi industrie dell’energia informatica, non sono certo che un approccio nazionale abbia molto senso e avvenire. Mi sarebbe piaciuto se l’Europa avesse preso in carico questo progetto, ma non è partito con il piede giusto...

Riassumendo:
Le imprese che hanno capito i principi dell’industrializzazione dei server e i vantaggi di questo percorso, in futuro:
- Aziende piccole e medie: acquisteranno tutta la loro energia informatica dai fornitori industriali di Cloud pubblico reale.
- Le grandi organizzazioni: acquisteranno l’essenziale della loro energia informatica da fornitori industriali di Cloud pubblico reale. Avranno ancora bisogno, per qualche anno, di conservare i loro server nei propri centri di calcolo privati o presso gli host tradizionali per far funzionare le applicazioni storiche.
- Utilizzeranno sempre più i Cloud Comunitari per le industrie, per mutualizzare le loro applicazioni business industrializzabili. Banche, assicurazioni, ospedali, istituzioni... è lunga la lista dei business che hanno tutto da guadagnare da questa creazione dei Cloud comunitari.





Postazioni di lavoro

PC, Smartphone, tablet... i dispositivi che si acquistano sono già di qualità professionale, prodotti in milioni di esemplari, propongono ogni giorno performance in ascesa e costi in ribasso.
L’industrializzazione resta dunque ancora da fare... in seno alle imprese, nella gestione delle postazioni di lavoro.

Il costo del “bricolage attuale”
Propongo le seguenti ipotesi, ragionevoli, sulle postazioni di lavoro tradizionali attuali, un PC portatile Windows:
- prezzo di acquisto: 1.000 €
- durata di vita: 3 anni
- costi diretti di funzionamento, elettricità, assicurazione...: 500 € su 3 anni.


I calcoli di TCO (Total Cost of Ownership) o costi totali di possesso di questi PC, realizzati da grandi studi come il Gartner Group, dichiarano una cifra minima di 3.000 € all’anno, ossia 9.000 € su 3 anni.

Un calcolo un po’ brutale dà questo risultato:
Costi indiretti= 9.000 - 1.500 = 7.500 € ossia 5 volte i costi diretti

Industrializzazione delle postazioni di lavoro in azienda
L’industrializzazione nella gestione delle postazione di lavoro potrebbe riportare a zero i costi indiretti? E’ poco realista a breve termine e preferisco definire un obiettivo più ragionevole: costi indiretti = costi diretti, ossia un TCO su 3 anni di 3.000 €.

Potenziale di guadagno realistico: 6.000 € per postazione di lavoro

Ho pubblicato recentemente cinque articoli molto completi sull’evoluzione delle postazioni di lavoro; questi articoli permettono di meglio comprendere come le imprese possano riuscire in questa industrializzazione.







Quali sono le strade principali che permetteranno questa industrializzazione:
- abbandono del mitico “master PC Windows” come unica soluzione per fornire tutti. Come ampiamente dimostrato da Gartner Group, il TCO dei PC classici è rimasto stabile tra il 2008 e il 2010, malgrado i bassi costi di materiale. In questo contesto l’ipotesi “Locked and well managed” corrisponde alle imprese che gestiscono al meglio i loro “master unici”: in questo caso ottimale, il TCO si è abbassato dell’1% all’anno!
- privilegiare una grande varietà di soluzioni, dando a ciascun utente una postazione di lavoro adatta alle sue esigenze.
- utilizzare di preferenza dei CCD, Cloud Connected Devices, postazioni di lavoro che si utilizzano unicamente con un browser moderno.
- promuovere i progetti BYOD (Bring Your Own Device) che si affidano all’utente

L’industrializzazione della gestione dei posti di lavoro è una delle strade migliori per ridurre i costi dell’informatica soprattutto nelle grandi organizzazioni.
Grazie alle ipotesi che ho formulato, la riduzione dei costi da 6.000 € su 3 anni, un’impresa che possiede 10.000 PC può sperare in una riduzione dei costi informatici di 6.000 € x 10.000 = 60 millioni €
Una bella sfida, mai realizzata se cambia profondamente la sua visione di quello che sarà una postazione di lavoro all’orizzonte 2015.

Reti
Come per le postazioni di lavoro, l’offerta delle reti è già industriale, gli utilizzi lo sono un po’ meno!





Questa industrializzazione è una realtà nel mondo delle reti mobili, 3G, 4G o Wi-Fi.
Ci sono oggi più di 6 miliardi di abbonamenti mobili nel mondo e decine di milioni di hotspots Wi-Fi sono disponibili, sempre più spesso gratuiti.
La R2I è ben avanzata anche nell’ambito delle reti cablate proposte dagli operatori. Se restano ancora organizzazioni che gestiscono loro stesse le reti a lunga distanza (WAN), come il Ministero della Difesa, la grande maggioranza delle imprese hanno esternalizzato le loro WAN ad operatori come BT, At&T oppure Orange.

Industrializzazione delle reti d’accesso
Quali sono le strade che permettono, oggi, d’industrializzare gli utilizzi delle reti da parte dei collaboratori delle vostre imprese, migliorando la qualità, la velocità, la disponibilità, la sicurezza, tutto riducendo i costi?
E se la miglior strada per l’industrializzazione delle reti aziendali consistesse nella riduzione delle stesse alla loro più semplice espressione?
Cosa succederebbe se la maggior parte dei vostri collaboratori potesse connettersi in ufficio come lo fa al di fuori?

Ricordate: siamo in un contesto in cui la varietà dei dispositivi d’accesso è la norma, dove più dell’80% di questi dispositivi sono mobili e non possono connettersi ad una rete cablata; difficile connettere un iPad o uno smartphone Android ad una rete Ethernet con una presa RJ45!
Ricordate: ci troviamo in un mondo dove la maggior parte delle applicazioni è accessibile da un browser e ospitata principalmente sul Cloud Pubblico.

In ufficio, come a casa propria?





Casa, hotel, aeroporti, caffè, sale congressi... tutti questi luoghi sono diventati ormai hotspot Wi-Fi.
Propongo di capovolgere l’andamento classico che consiste nel considerare l’ufficio come il solo luogo dove ci si possa connettere in tutta sicurezza.
Domani, l’ufficio non sarà che un luogo tra tanti, dove ci si può anche connettere al sistema informatico della propria impresa!
Per gli utilizzatori, questa strada diventerà rapidamente naturale; tutti gli accessi al Sistema Informatico saranno identici, indipendentemente dal luogo dove si trovano. Potranno utilizzare gli stessi dispositivi, gli stessi browser, le stesse regole di sicurezza ovunque nel mondo.

E la sicurezza?
E’ un tema ricorrente da quando si parla di reti mobili, di Wi-Fi, di Cloud Computing, di BYOD... E’ l’argomento più trattato in tutte le conferenze dedicate al Cloud.




Per i responsabili della sicurezza, la sfida si fa più chiara; devono garantire la sicurezza d’accesso ai Sistemi Informatici per un utente che può collegarsi tramite hotspot Wi-Fi, tramite reti 3G o 4G in tutti i paesi.
Ci saranno sicuramente delle eccezioni a questa regola, delle applicazioni alle quali non si può dare accesso a distanza, dei business in cui conviene segmentare l’accesso secondo livelli di sicurezza differenti... La chiave della riuscita dell’industrializzazione della sicurezza d’accesso, è di considerare che queste situazioni resteranno l’eccezione e non la norma.

Reti interne cablate, per quale utilizzo?
Le reti cablate delle grandi imprese non scompariranno domani mattina; se ne avrà ancora bisogno, per degli utilizzi specifici, spesso business, con accesso veloce ai dati che le connessioni senza fili ancora non possono proporre.






Questo cade a proposito perché le applicazioni business resteranno nelle famose Cloud private gestite direttamente dalle aziende.
Anche in questo ambito, delle nuove soluzioni molto innovative, come OpenFlow di cui ho recentemente parlato, permetterebbero alle aziende di implementare reti molto meno care e... più industriali.

E i costi?
Ritorno al persorso proposto, dove la maggior parte degli accessi si effettuano da dispositivi mobili, in 3G o 4G o Wi-Fi.





Ciascun collaboratore in movimento disporrà di un accesso 3G+ oggi, LTE-4G domani, ma... di un solo accesso. Tutti gli smartphone moderni sono in grado di trasformarsi in “router Wi-Fi” (tethering) per altri smartphone, tablet o PC portatili. Alcuni operatori retrogradi continuano a bloccare questa funzione essenziale ma questo non durerà ancora a lungo.
Ci sono due metodi per aggirare questo blocco inutile:
- acquistare uno smartphone “libero” e un abbonamento separato; questa soluzione è inoltre molto più economica e permette di attivare facilmente la funzione router.
- installare delle applicazioni gratuite che permettano di aggirare il blocco degli operatori; 
In Francia, dopo l’arrivo di Free sul mercato mobile, tutti gli operatori storici sono stati obbligati a rivedere fortemente, al ribasso, i loro flat. 
L’ultimo in termini di date è Sosh, l’offerta low-cost di Orange che sto provando in questo momento nella versione “lusso” a 25 € al mese e che, al momento, mi sta dando soddisfazione.

Riassumendo:
Domani la maggior parte degli accessi alle applicazioni Cloud d’impresa si effettueranno tramite rete mobile 3G, 4G o Wi-Fi. La maggior parte degli utenti avrà lo stesso accesso non importa dove si trovi in totale trasparenza.
La qualità e la sicurezza “industriale” degli accessi saranno garantite poiché gli utenti non dovranno più gestire dei contesti differenti.
  
Le infrastrutture informatiche industriali
Reti economiche e disponibili ovunque, server dall’affidabilità eccezionale, delle postazioni di lavoro robuste, eterne e diversificate... no, non è un sogno!




Oggi è la realtà delle infrastrutture delle aziende innovative.
Domani sarà la regola per tutte le aziende, non importa di quale dimensione, settore d’attività o paese.
Quante volte avete visto il motore di ricerca Google in panne?
E se noi prendessimo ad esempio questa qualità industriale per l’informatica delle nostre aziende?


R2I: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

Poco più di due anni fa avevo pubblicato un primo articolo riguardante la Rivoluzione Industriale Informatica (R2I)
Quello che è successo nell’informatica in questi due anni ha confermato fondamentalmente le idee che avevo presentato e che potevano all’epoca sembrare troppo innovative.
La R2I fa capolino! Vi propongo pertanto di descrivere in dettaglio le mutazioni profonde che questa Rivoluzione Industriale Informatica (R2I) apporterà alle imprese. La prima parte metterà le basi di questa R2I, i successivi articoli analizzeranno l’impatto di questa rivoluzione su:
- le infrastrutture;
- l’utilizzo e le applicazioni;
- i lavori nell’informatica;
- le scelte informatiche aziendali.

L'alba di una rivoluzione




E’ difficile stabilire una precisa data di nascita dell’informatica, quando si visita il memorabile Computer History Museum a Mountain View in California, si può vedere funzionare una riproduzione della macchina di Babbage, ideata alla metà del XIX secolo ma i cui soli due esemplari in funzione furono costruiti solo all’inizio del XXI secolo!
E’ più semplice datare gli inizi dell’informatica aziendale; è nata circa 50 anni fa con l’arrivo del primo computer di gestione universale, l’IBM 360, antenato dei mainframe serie Z attuali.
Questi 50 anni hanno permesso la crescita molto rapida dell’informatica professionale, in quella che possiamo definire l’epoca “pre-industriale”. Ogni impresa costruiva su misura i suoi centri di calcolo, metteva in opera dei sistemi su misura e proponeva ai suoi collaboratori un PC “master” costruito su misura con applicazioni specifiche.





Siamo oggi agli albori di una profonda rivoluzione; i metodi e i procedimenti industriali si imporranno progressivamente e la dimensione “artigianale” di questa informatica d’impresa lascerà rapidamente il posto a soluzioni molto più industriali.
Tutte le sfaccettature di un Sistema Informatico saranno coinvolte da questa R2I. Non credo di aver incontrato, nella mia lunga carriera informatica, un evento di rottura dello stesso impatto.

Una buona notizia per i “clienti” impresa
Automobili, trasporto aereo, energia elettrica... Ogni volta che un settore di attività è passato alla dimensione industriale, i clienti ne hanno tratto numerosi vantaggi in termini di costi, di affidabilità e scelta.
Il museo dell’automobile di Mulhouse conserva delle meraviglie e in particolare numerosi esemplari delle prime generazioni di automobili, tutte fabbricate appositamente per rispondere alle esigenze specifiche dei loro ricchi proprietari. Per spostarsi all’interno della fabbrica, Ettore Bugatti si fece costruire, nel 1931, un automobile elettrica, unica al mondo.
La prima vettura industriale, la Ford T, era meno elegante, più rustica, ma permise a milioni di persone di acquistare un’automobile.






Un esemplare di questa Ford T gira ancora tutti i giorni sul circuito del Museo di Mulhouse, bell’omaggio all’affidabilità di questa auto!
L’informatica degli anni 2010 - 2020, industrializzandosi per la prima volta, assomiglierà forse, tra qualche anno, un po’ più ad una Ford T che a una Bugatti, ma è il prezzo minimo da pagare per avere, alla fine, un’informatica d’impresa che funzioni e sia affidabile, modulare ed economica.
Il “come” di questa industrializzazione per le infrastrutture e gli utilizzi sarà presentato nei prossimi capitoli di questa serie.

Una cattiva notizia per la maggior parte dei fornitori
Una buona notizia per la domanda, significa una cattiva notizia per l’offerta! E’ il rovescio della medaglia dell’industrializzazione: se le imprese possono ottenere delle soluzioni informatiche più affidabili e meno care, questo significa probabilmente che i fornitori venderanno di meno.
Fornitori di PC, di server, di reti, di ERP, SSII... non c’è una sola famiglia di fornitori informatici che non debba porsi la domanda su come sarà il suo futuro in un mondo sempre più industriale.

Rapido ritorno al Museo dell’Informatica di Mountain View in California: è anche un cimitero di antiche glorie dell’industria informatica che non hanno saputo adattarsi. Burroughs, Control Data, Commodore, Digital Equipment, Compaq, Data General, Tandy, Wang,... la lista di questi “cadaveri” informatici è lunga.
Penso di poter già preparare un prima lista di imprese informatiche, floride oggi, che faranno parte delle nuove vittime dell’evoluzione della nostra industria quando visiterò nuovamente questo museo nel 2020.





Ho un piccolo debole per questo museo perché vi si trova ovunque questo simbolo “rivoluzione” che posso facilmente trasformare nel logo della mia azienda, Revevol, Revolution - Evolution! (Revevol, Rivoluzione, Evoluzione!)

Integrato, integratore, integrazione... dimenticatevi questi “mali”
Ho un po’ esitato per il titolo di questo paragrafo tra “parole” e “mali” ma sono convinto che la parola “integrazione” sia uno dei mali del nostro mestiere, eppure, sono in molti a definirsi integratori!
In tutte le aziende, si utilizzano dei componenti standard e intercambiabili. E’ terminata l’epoca in cui tutti gli elementi di un’auto erano specifici, fabbricati su misura.


Oggi, posso entrare in un punto vendita Norauto o Euromaster e trovare gli pneumatici di ricambio per la mia autovettura scegliendo tra numerose marche.
Domani, questo succederà anche nel mondo informatico industriale. Se non sono soddisfatto di un componente o materiale, potrò sostituirlo con un altro, di un diverso fornitore. Il mestiere d’integratore sarà progressivamente sostituito da quello di aggregatore, capace di proporre tutta una serie di componenti intercambiabili.





Riassumendo, questa Rivoluzione Industriale Informatica è:
- Una buonissima notizia per le aziende di cui i responsabili informatici sapranno far parte di questa rivoluzione.
- Una buona notizia per i fornitori di soluzioni che saranno stati capaci di anticipare questa rivoluzione.
- Una pessima notizia per i fornitori di soluzioni che non saranno stati in grado di adattarsi o avranno nascosto la testa sotto la sabbia davanti a questa rivoluzione.
I capitoli successivi affronteranno i temi seguenti:
- Parte 2: infrastrutture industriali
- Parte 3: utilizzi industriali
- Parte 4: fornitori industriali
- Parte 5: DSI industriale