lunedì 6 maggio 2013

Parte 3: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

Gli utilizzi




E’ nell’ambito degli utilizzi che questa R2I sarà meno visibile ma, allo stesso tempo, avrà maggior impatto sull’attività aziendale.

SaaS: Software as a Service
E’ un tema che ho trattato spesso nel mio blog; circa 2 anni fa, avevo scritto un articolo interamente dedicato al SaaS e, più recentemente, una protesta contro gli usurpatori del SaaS.


Riassumo qui in breve cos’è una vera soluzione SaaS:
- è sufficiente un browser, su un PC, un Mac, un tablet o uno smartphone, per accedervi: coerente, ovvio, con ciò che ho già descritto sulle infrastrutture R2I;
- è fatturata come un servizio in base al tempo e al numero degli utenti;
- è ospitata su un cloud pubblico e comunitario; nessuna soluzione SaaS può risiedere in un centro di calcolo privato;
- multi-tenant (multi-proprietario) e mono-versione: una sola versione di codice di programmazione è utilizzata per tutte le aziende clienti;
- per ogni soluzione SaaS ne esiste solo una versione utilizzabile.
Tutte le soluzioni software che non possiedono queste cinque caratteristiche non sono soluzioni SaaS; non vi è alcuna eccezione possibile a questa regola base.




Per aiutarvi nelle vostre scelte, vi indico le due domande trabocchetto da fare per scoprire i falsi SaaS:
- Posso installare l’applicazione nel mio centro di calcolo privato, erroneamente chiamato cloud privato?
- Posso tenere una versione precedente e cambiarla secondo i miei tempi?
Se la risposta a una di queste domande è SI, avete a che fare con un impostore.

SaaS, un elemento chiave della R2I
Visto dalle aziende clienti, la generalizzazione delle soluzioni SaaS è un’eccellente notizia; per la prima volta, nella storia delle applicazioni professionali:




1. Il rischio che l’applicazione non funzioni non esiste più! Se sono la 2587° azienda che implementa questo servizio, 2586 altre aziende l’utilizzano già con successo.
2. L’azienda ha accesso immediato alle best practice nell’ambito dell’applicazione. Quando implemento un’applicazione di gestione delle trasferte come Concur, già utilizzata da migliaia di aziende, approfitto di tutte le migliorie apportate a questo processo gestionale. E’ interessante notare che ne esiste attualmente una versione speciale “settore pubblico” che tiene conto delle specificità di tali processi.
3. I termini dell’implementazione si misurano in settimane o in mesi, non in anni.




4. L’incubo delle migrazioni scompare: quando, per miracolo, un’azienda riusciva a far funzionare un’applicazione artigianale tradizionale, il programmatore si “divertiva” ad annunciare all’improvviso che si doveva “migrare alla nuova versione”. Questo spiega perché la maggior parte delle aziende che implementano un software tradizionale non utilizzano le ultime versioni, come mostra questo grafico che mette a confronto una soluzione SaaS, Workday, con delle soluzioni storiche ben conosciute.


5. Che io sia un’azienda con sede a San Francisco, un’azienda media a Roma o una piccola-media azienda in Romania, ho la possibilità di utilizzare la stessa applicazione, la migliore possibile. E’ un’opportunità straordinaria per le piccole-medie aziende e per le imprese nei paesi emergenti che sono meno bloccati nel loro sviluppo.
6. Posso adattare il mio budget all’evoluzione dell’attività della mia azienda, acquistando più servizi o rinnovando un numero minore di utenti se necessario.
7. Nella grande maggioranza dei casi, i costi completi delle soluzioni SaaS sono molto inferiori a quelli delle soluzioni storiche. Dedicherò un capitolo intero a questo tema.
Difficile quando si è il Direttore Generale, Direttore Finanziario, Direttore Business o Responsabile IT resistere a questi sette vantaggi principali delle soluzioni SaaS.
Delle applicazioni industriali che funzionano, a costi ragionevoli e prevedibili... l’industrializzazione degli utilizzi ha del positivo!

SaaS: per quali utilizzi universali
Le soluzioni SaaS hanno una grave mancanza: non possono soddisfare tutte le necessità delle aziende, contrariamente a quello che hanno cercato di fare i creatori storici di “soluzioni integrate”.


Queste soluzioni mi fanno sempre pensare a questi giganteschi coltellini svizzeri che dispongono di decine di funzioni, si... ma che fanno tutto male.
Provate a sfrondare la vostra foresta con il seghetto di questo coltello, il più grande integrato al mondo! Sareste pronti ad aprire una bottiglia di Petrus con questo cavatappi?
La logica “industriale” delle componenti s’impone a tutto il mondo dei software e mai più un fornitore SaaS serio pretenderà di poter rispondere a tutti i vostri bisogni.
Una soluzione SaaS non ha successo se non può rispondere alle esigenze di un gran numero di imprese; è sempre sui grandi numeri che si possono ammortizzare i costi degli investimenti industriali.


In questo schema ho rappresentato i principali elementi di un Sistema Informatico.
- Le infrastrutture, supporto agli utilizzi, alle quali si accede tramite browser.
- Gli utilizzi strutturati “core business”: sono quelli per cui esiste raramente una soluzione SaaS e che tratterò nel prossimo paragrafo.
- Gli utilizzi strutturati “funzione di supporto”: CRM, gestione delle Risorse Umane, Budget... Oggi, sono disponibili eccellenti soluzioni SaaS per il 99% delle funzioni di supporto.
- Gli utilizzi “partecipativi”: messaggeria, calendario, blog, wiki, fogli di calcolo, documenti... Per questi utilizzi, le soluzioni SaaS predominano.
- L’informatica flessibile che permette di sviluppare rapidamente delle applicazioni leggere di BPM (Business Process Modeling) o decisionali (Business Intelligence). Esistono da poco eccellenti soluzioni SaaS come RMP per il BPM o BIME per il decisionale, due giovani e brillanti aziende francesi che fanno concorrenza alle soluzioni storiche tradizionali.


In questa logica di “componenti software” le decisioni strategiche diventano molto semplici:
- La sola risposta aziendale per una funzione di supporto = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione partecipativa = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione di informatica flessibile = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
Resta da sistemare il problema delle applicazioni core business.

Gli utilizzi core business








Tutte le aziende hanno bisogno di applicazioni che rispondano a necessità molto specifiche: gestione di una raffineria di petrolio, bilanciamento in tempo reale di una rete di trasporto dell’energia elettrica, transazioni di borsa, gestione delle tariffe per le compagnie aeree... Questa tabella è un esempio delle tariffe che vengono proposte dalla compagnia aerea Vueling per il volo Parigi - Valencia in ottobre; esse variano dai 50 ai 110 € a seconda del giorno. Non sono sicuro che questa applicazione possa interessare ad una banca o ad una società di distribuzione alimentare; è la caratteristica di base di un’applicazione core business.
Per questi utilizzi business, esistono al momento due risposte possibili:

- Una soluzione SaaS su Cloud comunitario. Rimanendo sull’esempio del trasporto aereo, la società Amadeus fornisce a centinaia di aziende del settore trasporti un’applicazione business SaaS aziendale di altissima qualità, capace di trattare 100 milioni di prenotazioni al mese. Queste applicazioni comunitarie non sono possibili se l’applicazione business in oggetto non è una potenziale fonte di vantaggio competitivo. E’ il caso di Amadeus che si occupa principalmente del processo di prenotazione, una volta che il cliente fa la sua scelta di compagnia aerea e prezzo.
- Una soluzione proprietaria, unica, non aziendale, installata nel centro di calcolo dell’impresa o ospitata da una società terza. Questo resterà ancora, per molti anni, la risposta più frequente, soprattutto per le grandi aziende. In questa situazione, prevedo e aspetto la rinascita delle applicazioni veramente su misura costruite con dispositivi industriali, Java, PHP, HTML5... questo andamento è, a lungo termine, più efficace e più conveniente che cercare di sistemare un ERP universale per cercare di adattarlo a dei processi business che sono specifici e diversi da quelli della concorrenza.

Ho una bella notizia per le aziende:
Oggi, il 60/80% degli utilizzi può essere preso in carico da applicazioni industriali SaaS.


Dimensione economica: SaaS vs. soluzione tradizionale




Nel garage di un capo di stato “democratico” recentemente scomparso è stata trovata un’auto unica al mondo, una FIAT 500 del valore di 200.000€

I “garage informatici” delle grandi aziende sono anch’essi pieni di applicazioni e ERP unici al mondo, assemblati con grandi spese nel corso di anni e costantemente in revisione!



Tutti i grandi studi di ricerca e analisi, Gartner, Forrester, Nucleus... hanno pubblicato degli studi sul ROI delle soluzioni SaaS. Senza sorpresa, qualsiasi siano i metodi di calcolo, i risultati ottenuti dimostrano che le soluzioni SaaS sono molto meno care. Eccone tre esempi, tra le centinaia, di Forrester su Concur e Google Apps e di Nucleus sulla più celebre delle soluzioni SaaS, Salesforce.




Ho riassunto questi risultati in questa tabella molto semplice che riporta il ROI e il periodo di ritorno sugli investimenti nei tre casi; da mostrare al vostro Direttore Generale o al vostro responsabile finanziario!
Tutte queste tabelle, tutte queste cifre non fanno che confermare quello che un po’ di buon senso rende evidente: una soluzione industriale, indipendentemente dal settore di attività, costa meno cara della realizzazione artigianale.

Per un’azienda, i vantaggi finanziari delle soluzioni industriali SaaS sono numerosi:
- nessuna spesa per capitale, solo spese operative;
- spese prevedibili anno per anno
- ROI molto elevati
- possibilità di fermare un progetto che non porta vantaggi
- spese che si adattano facilmente all’evoluzione dell’attività dell’azienda

Utilizzi informatici industriali, è... oggi




Questa rivoluzione industriale degli utilizzi è alle porte delle aziende; per il momento, solo le più innovative hanno fatto il salto nel Nuovo Mondo del SaaS e ne traggono i vantaggi concorrenziali maggiori.
Come mostra chiaramente questo grafico, nella prima metà del XX° secolo, l’industrializzazione del settore dell’automobile americano ha permesso di diminuire di un terzo il prezzo di vendita di un’automobile.
Non c’è più alcuna ragione perché non si possa fare un grafico simile, rappresentando la diminuzione dei costi delle applicazioni informatiche, nel periodo 2010 - 2020.





mercoledì 9 gennaio 2013

Parte 2 - R2I: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès


Le infrastrutture

Nella prima parte di questa analisi, ho posto le basi della R2I, Rivoluzione Industriale Informatica.
E’ nell’ambito delle infrastrutture che questa R2I è più avanzata e sarà più profonda, ed è sempre in questo ambito che i benefici saranno più facilmente quantificabili.
Come si presenterà questa R2I nelle tre componenti principali dell’infrastruttura informatica: server, postazioni di lavoro e reti?




Server


A partire dal 2007, l’espressione Cloud Computing è sulla bocca di tutti, ma il vero Cloud, il Cloud pubblico, ha visto comparire al suo fianco dei cugini, non sempre “legittimi”: i Cloud privati, comunitari, nazionali, ibridi... Si farà presto concorrenza alle famiglie di nuvole... nel meteo!
E’ tempo di mettere un po’ d’ordine nel mucchio.

Cloud privato: l’assoluto impostore

Tutti i produttori di sever, nel panico per l’arrivo del Cloud pubblico nelle imprese, hanno inventato questa contro-offensiva chiamata Cloud privato.
C’è probabilmente in ciascun paese una decina di grandi organizzazioni che hanno i mezzi di trasformare i loro centri di calcolo tradizionali in veri e propri Cloud privati.





E’ il caso della banca JPMorgan Chase che investì 500 milioni di dollari in un nuovo centro di calcolo. E’ il biglietto d’ingresso minimo se si vuole giocare alla pari dei grandi e proporre soluzioni private industriali che permettano:
- di fatturare i servizi all’ora.
- di poter far variare da 1 a 10.000 il numero dei server impegnati in un compito.
- di garantire una ridondanza molto forte e degli SLA (Livello di garanzia del servizio) superiore al 99,99%.





Per tutte le altre aziende, s’impone un’operazione di chirurgia estetica: esse possono rimpiazzare all’ingresso del centro di calcolo l’espressione “Centro di calcolo” con “Cloud privato” e il gioco è fatto.

Cloud Comunitario: une strada dell’avvenire, business for business

Un Cloud comunitario, è un’infrastruttura condivisa da più organizzazioni dello stesso settore d’attività, per ospitare un’applicazione business comune e che non è un elemento fondamentale di differenziazione o di competitività.





Questa foto rappresenta la sala di controllo di uno dei più recenti centri di calcolo del gruppo bancario VISA. E’ un buon esempio di “Cloud comunitario”; parecchie centinaia di milioni di dollari vi sono stati investiti; aperto nell’aprile 2012, è uno dei segmenti della rete VISA, che gestisce transazioni di più di 12.000 banche.
E’ un buon esempio d’industrializzazione intelligente, di mutualizzazione di risorse informatiche molto importanti, che nessuna banca potrà implementare per i soli utilizzi VISA.

Penso e spero che questo movimento comunitario si amplifichi e che molti settori di attività, ospedali, istituzioni nazionali o locali... scelgano questa strada, ragionevole, conveniente e rapida, d’industrializzazione delle loro applicazioni business comuni.


Cloud Pubblico: l’essenziale dell’energia informatica prodotta






Un Cloud pubblico è un insieme di server gestiti da grandi imprese che mettono le proprie risorse a disposizione dei clienti che acquistano l’energia informatica pagando solo quello che consumano.
Dalla sua creazione nel 2006 Amazon con AWS, Amazon Web Services, è il numero 1 in questo mercato.
La competitività delle grandi industrie del Cloud Pubblico dipende dalla performance delle loro infrastrutture e comunicano molto poco su questo argomento
Abbiamo dovuto aspettare i calcoli fatti da Huan Liu, PhD di Stanford che lavora presso Accenture, per avere una prima stima del numero di server utilizzati da AWS, circa 500.000. Alcuni analisti come GigaOM stimano che Amazon abbia passato ampiamente il miliardo di dollari nel 2011.




Due cifre permettono di meglio comprendere la competitività industriale di AWS:
- tra il 2006 e la metà del 2012, il prezzo di vendita di un’ora di calcolo è stata abbassata di 20 volte
- il numero dei servizi proposti è passato da 9 nel 2007 a 82 nel 2011.
Google, come Amazon, non fornisce alcuna cifra ufficiale sul numero di server; le cifre disponibili, non ufficiali, parlano di 2/3 milioni di server fino al 2011.



3,5 miliardi di dollari: è la somma investita nel 2011 da Google per le sue infrastrutture! 800 milioni di dollari è il costo del primo centro di calcolo di Facebook. 1 miliardo di dollari è il costo dell’ultimo centro di calcolo di apple, in Carolina del Nord.
Oggi, per giocare con i grandi, bisogna essere in grado di mettere sul tavolo un minimo di 500 milioni fino a 1 miliardo di dollari; quante aziende sono in grado di farlo?














Nel 2012, Google ha cominciato a mettere le sue infrastrutture al servizio dei clienti esterni, sotto il nome GCE “Google Compute Engine” mettendosi così in concorrenza diretta con AWS.
E’ un eccellente novità per le … imprese clienti, che hanno mantenuto la scelta tra due grandi fornitori di IaaS (Infrastructure as a Service), AWS e GCE.

Cloud Nazionali





Uno dei temi “alla moda” attualmente è quello della geo-localizzazione dei dati negli spazi nazionali, in applicazione di regole e leggi molto antiche. Si assiste dunque in alcuni paesi, come la Francia, alla nascita delle soluzioni nazionali.
In Francia il progetto Andromède, finanziato con un grande prestito, ha appena dato vita a due “cloud francesi”:
- Numergy sostenuto da SFR e Bull
- Cloudwatt, con Orange e Thales




C’è almeno una cosa che trovo positiva in questo progetto Numergy, il loro logo: “Produttore d’Energia Numerica”.
Non posso che essere d’accordo con Cloudwatt quando il loro Presidente, Patrick Stark, scrisse sulla Home Page del loro sito web (unica pagina esistente per il momento):
“Il Cloud... è una vera rivoluzione industriale...”

D’altro canto, per lottare alla pari con le grandi industrie dell’energia informatica, non sono certo che un approccio nazionale abbia molto senso e avvenire. Mi sarebbe piaciuto se l’Europa avesse preso in carico questo progetto, ma non è partito con il piede giusto...

Riassumendo:
Le imprese che hanno capito i principi dell’industrializzazione dei server e i vantaggi di questo percorso, in futuro:
- Aziende piccole e medie: acquisteranno tutta la loro energia informatica dai fornitori industriali di Cloud pubblico reale.
- Le grandi organizzazioni: acquisteranno l’essenziale della loro energia informatica da fornitori industriali di Cloud pubblico reale. Avranno ancora bisogno, per qualche anno, di conservare i loro server nei propri centri di calcolo privati o presso gli host tradizionali per far funzionare le applicazioni storiche.
- Utilizzeranno sempre più i Cloud Comunitari per le industrie, per mutualizzare le loro applicazioni business industrializzabili. Banche, assicurazioni, ospedali, istituzioni... è lunga la lista dei business che hanno tutto da guadagnare da questa creazione dei Cloud comunitari.





Postazioni di lavoro

PC, Smartphone, tablet... i dispositivi che si acquistano sono già di qualità professionale, prodotti in milioni di esemplari, propongono ogni giorno performance in ascesa e costi in ribasso.
L’industrializzazione resta dunque ancora da fare... in seno alle imprese, nella gestione delle postazioni di lavoro.

Il costo del “bricolage attuale”
Propongo le seguenti ipotesi, ragionevoli, sulle postazioni di lavoro tradizionali attuali, un PC portatile Windows:
- prezzo di acquisto: 1.000 €
- durata di vita: 3 anni
- costi diretti di funzionamento, elettricità, assicurazione...: 500 € su 3 anni.


I calcoli di TCO (Total Cost of Ownership) o costi totali di possesso di questi PC, realizzati da grandi studi come il Gartner Group, dichiarano una cifra minima di 3.000 € all’anno, ossia 9.000 € su 3 anni.

Un calcolo un po’ brutale dà questo risultato:
Costi indiretti= 9.000 - 1.500 = 7.500 € ossia 5 volte i costi diretti

Industrializzazione delle postazioni di lavoro in azienda
L’industrializzazione nella gestione delle postazione di lavoro potrebbe riportare a zero i costi indiretti? E’ poco realista a breve termine e preferisco definire un obiettivo più ragionevole: costi indiretti = costi diretti, ossia un TCO su 3 anni di 3.000 €.

Potenziale di guadagno realistico: 6.000 € per postazione di lavoro

Ho pubblicato recentemente cinque articoli molto completi sull’evoluzione delle postazioni di lavoro; questi articoli permettono di meglio comprendere come le imprese possano riuscire in questa industrializzazione.







Quali sono le strade principali che permetteranno questa industrializzazione:
- abbandono del mitico “master PC Windows” come unica soluzione per fornire tutti. Come ampiamente dimostrato da Gartner Group, il TCO dei PC classici è rimasto stabile tra il 2008 e il 2010, malgrado i bassi costi di materiale. In questo contesto l’ipotesi “Locked and well managed” corrisponde alle imprese che gestiscono al meglio i loro “master unici”: in questo caso ottimale, il TCO si è abbassato dell’1% all’anno!
- privilegiare una grande varietà di soluzioni, dando a ciascun utente una postazione di lavoro adatta alle sue esigenze.
- utilizzare di preferenza dei CCD, Cloud Connected Devices, postazioni di lavoro che si utilizzano unicamente con un browser moderno.
- promuovere i progetti BYOD (Bring Your Own Device) che si affidano all’utente

L’industrializzazione della gestione dei posti di lavoro è una delle strade migliori per ridurre i costi dell’informatica soprattutto nelle grandi organizzazioni.
Grazie alle ipotesi che ho formulato, la riduzione dei costi da 6.000 € su 3 anni, un’impresa che possiede 10.000 PC può sperare in una riduzione dei costi informatici di 6.000 € x 10.000 = 60 millioni €
Una bella sfida, mai realizzata se cambia profondamente la sua visione di quello che sarà una postazione di lavoro all’orizzonte 2015.

Reti
Come per le postazioni di lavoro, l’offerta delle reti è già industriale, gli utilizzi lo sono un po’ meno!





Questa industrializzazione è una realtà nel mondo delle reti mobili, 3G, 4G o Wi-Fi.
Ci sono oggi più di 6 miliardi di abbonamenti mobili nel mondo e decine di milioni di hotspots Wi-Fi sono disponibili, sempre più spesso gratuiti.
La R2I è ben avanzata anche nell’ambito delle reti cablate proposte dagli operatori. Se restano ancora organizzazioni che gestiscono loro stesse le reti a lunga distanza (WAN), come il Ministero della Difesa, la grande maggioranza delle imprese hanno esternalizzato le loro WAN ad operatori come BT, At&T oppure Orange.

Industrializzazione delle reti d’accesso
Quali sono le strade che permettono, oggi, d’industrializzare gli utilizzi delle reti da parte dei collaboratori delle vostre imprese, migliorando la qualità, la velocità, la disponibilità, la sicurezza, tutto riducendo i costi?
E se la miglior strada per l’industrializzazione delle reti aziendali consistesse nella riduzione delle stesse alla loro più semplice espressione?
Cosa succederebbe se la maggior parte dei vostri collaboratori potesse connettersi in ufficio come lo fa al di fuori?

Ricordate: siamo in un contesto in cui la varietà dei dispositivi d’accesso è la norma, dove più dell’80% di questi dispositivi sono mobili e non possono connettersi ad una rete cablata; difficile connettere un iPad o uno smartphone Android ad una rete Ethernet con una presa RJ45!
Ricordate: ci troviamo in un mondo dove la maggior parte delle applicazioni è accessibile da un browser e ospitata principalmente sul Cloud Pubblico.

In ufficio, come a casa propria?





Casa, hotel, aeroporti, caffè, sale congressi... tutti questi luoghi sono diventati ormai hotspot Wi-Fi.
Propongo di capovolgere l’andamento classico che consiste nel considerare l’ufficio come il solo luogo dove ci si possa connettere in tutta sicurezza.
Domani, l’ufficio non sarà che un luogo tra tanti, dove ci si può anche connettere al sistema informatico della propria impresa!
Per gli utilizzatori, questa strada diventerà rapidamente naturale; tutti gli accessi al Sistema Informatico saranno identici, indipendentemente dal luogo dove si trovano. Potranno utilizzare gli stessi dispositivi, gli stessi browser, le stesse regole di sicurezza ovunque nel mondo.

E la sicurezza?
E’ un tema ricorrente da quando si parla di reti mobili, di Wi-Fi, di Cloud Computing, di BYOD... E’ l’argomento più trattato in tutte le conferenze dedicate al Cloud.




Per i responsabili della sicurezza, la sfida si fa più chiara; devono garantire la sicurezza d’accesso ai Sistemi Informatici per un utente che può collegarsi tramite hotspot Wi-Fi, tramite reti 3G o 4G in tutti i paesi.
Ci saranno sicuramente delle eccezioni a questa regola, delle applicazioni alle quali non si può dare accesso a distanza, dei business in cui conviene segmentare l’accesso secondo livelli di sicurezza differenti... La chiave della riuscita dell’industrializzazione della sicurezza d’accesso, è di considerare che queste situazioni resteranno l’eccezione e non la norma.

Reti interne cablate, per quale utilizzo?
Le reti cablate delle grandi imprese non scompariranno domani mattina; se ne avrà ancora bisogno, per degli utilizzi specifici, spesso business, con accesso veloce ai dati che le connessioni senza fili ancora non possono proporre.






Questo cade a proposito perché le applicazioni business resteranno nelle famose Cloud private gestite direttamente dalle aziende.
Anche in questo ambito, delle nuove soluzioni molto innovative, come OpenFlow di cui ho recentemente parlato, permetterebbero alle aziende di implementare reti molto meno care e... più industriali.

E i costi?
Ritorno al persorso proposto, dove la maggior parte degli accessi si effettuano da dispositivi mobili, in 3G o 4G o Wi-Fi.





Ciascun collaboratore in movimento disporrà di un accesso 3G+ oggi, LTE-4G domani, ma... di un solo accesso. Tutti gli smartphone moderni sono in grado di trasformarsi in “router Wi-Fi” (tethering) per altri smartphone, tablet o PC portatili. Alcuni operatori retrogradi continuano a bloccare questa funzione essenziale ma questo non durerà ancora a lungo.
Ci sono due metodi per aggirare questo blocco inutile:
- acquistare uno smartphone “libero” e un abbonamento separato; questa soluzione è inoltre molto più economica e permette di attivare facilmente la funzione router.
- installare delle applicazioni gratuite che permettano di aggirare il blocco degli operatori; 
In Francia, dopo l’arrivo di Free sul mercato mobile, tutti gli operatori storici sono stati obbligati a rivedere fortemente, al ribasso, i loro flat. 
L’ultimo in termini di date è Sosh, l’offerta low-cost di Orange che sto provando in questo momento nella versione “lusso” a 25 € al mese e che, al momento, mi sta dando soddisfazione.

Riassumendo:
Domani la maggior parte degli accessi alle applicazioni Cloud d’impresa si effettueranno tramite rete mobile 3G, 4G o Wi-Fi. La maggior parte degli utenti avrà lo stesso accesso non importa dove si trovi in totale trasparenza.
La qualità e la sicurezza “industriale” degli accessi saranno garantite poiché gli utenti non dovranno più gestire dei contesti differenti.
  
Le infrastrutture informatiche industriali
Reti economiche e disponibili ovunque, server dall’affidabilità eccezionale, delle postazioni di lavoro robuste, eterne e diversificate... no, non è un sogno!




Oggi è la realtà delle infrastrutture delle aziende innovative.
Domani sarà la regola per tutte le aziende, non importa di quale dimensione, settore d’attività o paese.
Quante volte avete visto il motore di ricerca Google in panne?
E se noi prendessimo ad esempio questa qualità industriale per l’informatica delle nostre aziende?


R2I: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

Poco più di due anni fa avevo pubblicato un primo articolo riguardante la Rivoluzione Industriale Informatica (R2I)
Quello che è successo nell’informatica in questi due anni ha confermato fondamentalmente le idee che avevo presentato e che potevano all’epoca sembrare troppo innovative.
La R2I fa capolino! Vi propongo pertanto di descrivere in dettaglio le mutazioni profonde che questa Rivoluzione Industriale Informatica (R2I) apporterà alle imprese. La prima parte metterà le basi di questa R2I, i successivi articoli analizzeranno l’impatto di questa rivoluzione su:
- le infrastrutture;
- l’utilizzo e le applicazioni;
- i lavori nell’informatica;
- le scelte informatiche aziendali.

L'alba di una rivoluzione




E’ difficile stabilire una precisa data di nascita dell’informatica, quando si visita il memorabile Computer History Museum a Mountain View in California, si può vedere funzionare una riproduzione della macchina di Babbage, ideata alla metà del XIX secolo ma i cui soli due esemplari in funzione furono costruiti solo all’inizio del XXI secolo!
E’ più semplice datare gli inizi dell’informatica aziendale; è nata circa 50 anni fa con l’arrivo del primo computer di gestione universale, l’IBM 360, antenato dei mainframe serie Z attuali.
Questi 50 anni hanno permesso la crescita molto rapida dell’informatica professionale, in quella che possiamo definire l’epoca “pre-industriale”. Ogni impresa costruiva su misura i suoi centri di calcolo, metteva in opera dei sistemi su misura e proponeva ai suoi collaboratori un PC “master” costruito su misura con applicazioni specifiche.





Siamo oggi agli albori di una profonda rivoluzione; i metodi e i procedimenti industriali si imporranno progressivamente e la dimensione “artigianale” di questa informatica d’impresa lascerà rapidamente il posto a soluzioni molto più industriali.
Tutte le sfaccettature di un Sistema Informatico saranno coinvolte da questa R2I. Non credo di aver incontrato, nella mia lunga carriera informatica, un evento di rottura dello stesso impatto.

Una buona notizia per i “clienti” impresa
Automobili, trasporto aereo, energia elettrica... Ogni volta che un settore di attività è passato alla dimensione industriale, i clienti ne hanno tratto numerosi vantaggi in termini di costi, di affidabilità e scelta.
Il museo dell’automobile di Mulhouse conserva delle meraviglie e in particolare numerosi esemplari delle prime generazioni di automobili, tutte fabbricate appositamente per rispondere alle esigenze specifiche dei loro ricchi proprietari. Per spostarsi all’interno della fabbrica, Ettore Bugatti si fece costruire, nel 1931, un automobile elettrica, unica al mondo.
La prima vettura industriale, la Ford T, era meno elegante, più rustica, ma permise a milioni di persone di acquistare un’automobile.






Un esemplare di questa Ford T gira ancora tutti i giorni sul circuito del Museo di Mulhouse, bell’omaggio all’affidabilità di questa auto!
L’informatica degli anni 2010 - 2020, industrializzandosi per la prima volta, assomiglierà forse, tra qualche anno, un po’ più ad una Ford T che a una Bugatti, ma è il prezzo minimo da pagare per avere, alla fine, un’informatica d’impresa che funzioni e sia affidabile, modulare ed economica.
Il “come” di questa industrializzazione per le infrastrutture e gli utilizzi sarà presentato nei prossimi capitoli di questa serie.

Una cattiva notizia per la maggior parte dei fornitori
Una buona notizia per la domanda, significa una cattiva notizia per l’offerta! E’ il rovescio della medaglia dell’industrializzazione: se le imprese possono ottenere delle soluzioni informatiche più affidabili e meno care, questo significa probabilmente che i fornitori venderanno di meno.
Fornitori di PC, di server, di reti, di ERP, SSII... non c’è una sola famiglia di fornitori informatici che non debba porsi la domanda su come sarà il suo futuro in un mondo sempre più industriale.

Rapido ritorno al Museo dell’Informatica di Mountain View in California: è anche un cimitero di antiche glorie dell’industria informatica che non hanno saputo adattarsi. Burroughs, Control Data, Commodore, Digital Equipment, Compaq, Data General, Tandy, Wang,... la lista di questi “cadaveri” informatici è lunga.
Penso di poter già preparare un prima lista di imprese informatiche, floride oggi, che faranno parte delle nuove vittime dell’evoluzione della nostra industria quando visiterò nuovamente questo museo nel 2020.





Ho un piccolo debole per questo museo perché vi si trova ovunque questo simbolo “rivoluzione” che posso facilmente trasformare nel logo della mia azienda, Revevol, Revolution - Evolution! (Revevol, Rivoluzione, Evoluzione!)

Integrato, integratore, integrazione... dimenticatevi questi “mali”
Ho un po’ esitato per il titolo di questo paragrafo tra “parole” e “mali” ma sono convinto che la parola “integrazione” sia uno dei mali del nostro mestiere, eppure, sono in molti a definirsi integratori!
In tutte le aziende, si utilizzano dei componenti standard e intercambiabili. E’ terminata l’epoca in cui tutti gli elementi di un’auto erano specifici, fabbricati su misura.


Oggi, posso entrare in un punto vendita Norauto o Euromaster e trovare gli pneumatici di ricambio per la mia autovettura scegliendo tra numerose marche.
Domani, questo succederà anche nel mondo informatico industriale. Se non sono soddisfatto di un componente o materiale, potrò sostituirlo con un altro, di un diverso fornitore. Il mestiere d’integratore sarà progressivamente sostituito da quello di aggregatore, capace di proporre tutta una serie di componenti intercambiabili.





Riassumendo, questa Rivoluzione Industriale Informatica è:
- Una buonissima notizia per le aziende di cui i responsabili informatici sapranno far parte di questa rivoluzione.
- Una buona notizia per i fornitori di soluzioni che saranno stati capaci di anticipare questa rivoluzione.
- Una pessima notizia per i fornitori di soluzioni che non saranno stati in grado di adattarsi o avranno nascosto la testa sotto la sabbia davanti a questa rivoluzione.
I capitoli successivi affronteranno i temi seguenti:
- Parte 2: infrastrutture industriali
- Parte 3: utilizzi industriali
- Parte 4: fornitori industriali
- Parte 5: DSI industriale

lunedì 22 ottobre 2012

Parte 5 - Chi fornirà le postazioni di lavoro del futuro? Guerre senza pietà all’orizzonte!

In questa quinta parte, e in sintesi, analizzerò le strategie divergenti dei tre grandi attori, Apple, Google e Microsoft che tutto oppone in questo scontro tra titani. (In ordine alfabetico!)

La strategia “integrata” di Apple




Ciascuno di noi può, oggi, condurre la propria vita informatica professionale in un mondo al 100% Apple con:

Un “Ultrabook”, il MacBook air (in più è l’originale).
Un PC portatile potente, il MacBook pro 15”.
Un iMac per gli irriducibili del PC desktop.
Uno smartphone: iPhone5.
Un tablet iPad, 10” oggi e anche 7” tra qualche settimana.
Un browser, Safari.
Due Sistemi Operativi, iOS e MacOS.
Centinaia di migliaia di applicazioni disponibili, su AppStore.
Obiettivamente, tutte le soluzioni Apple sono di ottima qualità e nulla manca per essere un professionista super equipaggiato, 100% Apple!




Dopo il 2007, anno dell’annuncio di iPhone, il successo di Apple, spinto da prodotti innovativi è stato spettacolare, come lo dimostra l’evoluzione della sua capitalizzazione in borsa.
Perché cambiare una strategia vincente? Non penso che Apple cambierà la sua strategia attuale di integrazione e di “prigione dorata e volontaria” proposta agli utenti.

L’approccio di Apple per reinvestire nelle imprese è molto efficace; si basa sulla pressione fatta dagli utenti e soprattutto dai dirigenti che desiderano continuare ad utilizzare all’interno della loro azienda gli iPhone e gli iPad che hanno acquistato a titolo personale. Ritengono, spesso a ragione, che questi dispositivi siano migliori di quelli più tradizionali proposti dalla loro direzione IT.



Quale può essere la risposta intelligente di un responsabile IT di fronte a queste domande? Due i principi:

- Accetto con piacere tutti i vostri dispositivi di accesso Apple, Macintosh, iPad o iPhone.
- Vi chiedo in cambio di evitare le applicazioni proprietarie di Apple e di utilizzare le applicazioni HTML5 messe a disposizione dall’azienda.
(Revevol applica con successo questo avvicinamento al concetto BYOD Bring Your Own Device)

Questo approccio pratico permette di non privarsi dell’utilizzo dei dispositivi di accesso performanti pur evitando la temibile trappola delle soluzioni proprietarie.

Il mio pronostico 2015:

I dispositivi di accesso proposti da Apple, computer portatili, smartphone e tablet saranno molto presenti nelle aziende. Al contrario, Apple avrà un minore impatto sulle applicazioni professionali e le aziende non entreranno nel suo schema d’integrazione delle applicazioni e dei dispositivi di accesso.

La strategia di attacco di Google

Non dimentichiamoci che, nata nel 1998, Google è il più giovane membro del trio; Google non ha pertanto da difendere alcuna soluzione storica e può giocare meglio le carte dell’innovazione.
Google, come Microsoft, è prima di tutto un produttore di software, al contrario di Apple che ricava una parte importante dei suoi guadagni dai materiali.
Le rare incursioni di Google nel mondo materiale, ad esempio con il tablet Nexus 7, sono prima di tutto una vetrina del suo know-how di software.



Sarà interessante vedere se Microsoft, dopo l’annuncio del suo tablet Surface, seguirà la stessa strategia “vetrina” oppure si augura veramente di diventare un fornitore importante per le postazioni di lavoro. La risposta a questa domanda interessa ad un livello superiore tutti i partner storici di Microsoft, e Acer è stato il primo a lanciare il segnale d’allarme!

In questo schema ho rappresentato i principali componenti della strategia per le postazioni di lavoro Google (inquadrato in verde).



E’ importante capire che Google ha due progetti in atto:

1) HTML5 + Chrome a livello di browser. E’ anche il messaggio chiave di Google per gli sviluppatori: se scegliete HTML5 farò in modo che le vostre applicazioni funzionino sulla grande maggioranza delle postazioni di lavoro di domani.

2) Android, e in minor scala ChromeOS, a livello di Sistema Operativo. In questo caso Google utilizza GooglePlay, la sua boutique di applicazioni, come controffensiva alla potenza di Apple e del suo AppleStore. Questa strategia può, in apparenza, apparire confusa, soprattutto nei confronti degli sviluppatori che si lamentano di guadagnare meno soldi con le loro applicazioni Android che con quelle per iOS, come già accennato nella quarta parte di questa analisi.

Penso al contrario che sia una strategia molto chiara, con due dispositivi diversi, per due obiettivi diversi:

Android ha come obiettivo prioritario di condurre più gente possibile su Internet, in particolare sul mercato in forte crescita dei paesi in via di sviluppo. Nei primi 6 mesi dell’anno 2012, Android ha fornito … l’81% degli smartphone in Cina, come annuncia questo studio pubblicato all’inizio di agosto 2012 da Canalys.



Non c’era che un piccolo miliardo di persone fornite di smartphone fino al 2011 contro più di 6 miliardi di utilizzatori di telefoni cellulari. Restano... 5 miliardi di utilizzatori di telefoni cellulari classici e feature phone da convertire in smartphone! E’ la principale missione di Android!

Chrome-HTML5 ha come obiettivo di garantire agli sviluppatori di applicazioni che la grande maggioranza delle postazioni di lavoro saranno capaci di eseguire le loro applicazioni scritte per HTML5. E’ altrettanto essenziale capire bene che Google non guadagna un euro, un dollaro su Android o Chrome. Sono prodotti che, aumentando il numero di internauti, permettono a Google di vendere più servizi (Google Apps) o pubblicità sul web.

Al contrario, Microsoft prende quasi la metà dei suoi guadagni dalla vendita di Windows; è per questo che Windows 8 RT e Windows 8 Phone sono a pagamento e fatturati ai produttori di tablet e smartphone.

In breve, il mondo informatico professionale, secondo Google, è:

Un dispositivo di accesso mobile, fornito di un browser compatibile con HTML5.
Delle applicazioni Cloud, di Google (Gmail, Google Apps, Maps...) e migliaia d’altri produttori che condividono, o condivideranno questa visione semplice di un mondo informatico 100% WICH.
WICH= Web + Internet + Cloud + HTML5
Web come piattaforma generale.
Internet per le infrastrutture.
Cloud per ospitare le applicazioni in modo SaaS.
HTML5 per sviluppare delle applicazioni accessibili per tutti i browser.

Il mio pronostico per il 2015:

Google continuerà a investire massivamente sulle infrastrutture delle postazioni di lavoro aperte. Il suo obiettivo strategico resta quello di dare ad un gran numero di persone, sia nel grande pubblico che nelle imprese, la più grande varietà possibile di dispositivi di accesso che permettano d’accedere al mondo WICH.

Il paradosso: Google è obbiettivamente alleato di Microsoft ed Apple quando questi ultimi proporranno dei dispositivi di accesso moderni, compatibili con HTML5... cosa che avverrà sempre più spesso.

In pratica:

Android resterà il primo Sistema Operativo su smartphone e diventerà il primo Sistema Operativo su tablet.
Chrome resterà uno dei tre browser principali e sarà presente sulla grande maggioranza dei dispositivi d’accesso.
ChromeOS resta per me la grande incognita: è ancora troppo presto per sapere se questa soluzione si diffonderà nelle aziende superando il 10% del mercato oppure resterà una soluzione di nicchia.

La strategia “difensiva” di Microsoft

Nel 2012, Microsoft è ancora, con Windows e Office, il riferimento principale per quanto riguarda le postazioni di lavoro.

Questo grafico, pubblicato dal Wall Street Journal, presenta i guadagni di Microsoft per settore negli ultimi 9 mesi del suo anno fiscale, a fine marzo 2012.



Windows resta la seconda fonte principale dei guadagni, anche se sono, per la prima volta, in ribasso del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Gli ultimi annunci di Microsoft hanno messo chiaramente in evidenza la strategia delle postazioni di lavoro di questo produttore per i prossimi 3 / 5 anni e questa ha un nome: Windows 8.



Microsoft è convinta di non aver più alcun interesse a giocare il gioco del browser e HTML5, cosa che marginalizzerebbe il suo vantaggio concorrenziale attuale intorno al Sistema Operativo Windows sui PC tradizionali.

La soluzione: provare a mantenere questo vantaggio concorrenziale, a livello di Sistema Operativo, sulle postazioni di lavoro di ieri (i PC) e di domani (smartphone e tablet).

Qualche settimana fa ho visitato lo straordinario museo dell’automobile di Mulhouse; tra i gioielli di questa collezione c’è una delle prime “Benz” al mondo.



Il legame con Microsoft? Questa prima automobile a motore assomiglia molto a una carrozza a cavallo, soluzione dominante dell’epoca ed è logico. Al contrario, rari sono i produttori di quell’epoca, 1893, che sono stati capaci di adattarsi a questo nuovo mondo automobile e di diventare “Mercedes Benz”.
In informatica, Apple è uno dei pochi ad essere riuscito in questo progetto di rottura, divenendo oggi l’impresa iPhone piuttosto che l’impresa Macintosh.

Microsoft sarà capace di riuscire in questa necessaria mutazione di rottura?
Le decisioni prese in questi ultimi dieci anni, questa priorità mantenuta sul Sistema Operativo non mi portano ad essere ottimista.

Il mio pronostico per il 2015:

Le tre versioni di Windows 8 non riusciranno ad imporsi nel mondo aziendale:

Sui PC tradizionali, Windows 7 resterà la versione di riferimento, per minimizzare le perturbazioni inutili e costose legate ad un cambiamento di Sistema Operativo, Windows 8, che non aggiunge alcun valore significativo.

Sui tablet, Windows RT su processore ARM non convincerà e non riuscirà ad intaccare la dominazione del duopolio iOS e Android.

Sugli smartphone, Windows 8 non supererà il 5 / 10% del mercato. La buona notizia: Windows 8 otterrà la medaglia di bronzo scavalcando BlackBerry e Symbian.

Gli sviluppatori avranno per la maggior parte capito che abbiamo cambiato epoca, non è più a livello di Sistema Operativo che bisogna lavorare, ma per i browser, dunque HTML5.

MAJ del 14 agosto alle 14.00



L’ultimo blog di Microsoft sull’argomento conferma, ahimè, i miei timori. Il titolo di questo blog è emblematico di questa visione volta al passato:

"Collaborating to deliver Windows RT PCs"

I nuovi tablet che dovranno essere annunciati il 26 ottobre da Asus, Dell o Lenovo sono dei PC Windows RT! Non sono dei... tablet!

L’immagine che accompagna questo blog non ha bisogno di commenti: questi tablet, per Microsoft, non possono esistere se non sono accompagnati da una tastiera per poter, in pratica, essere utilizzati come pc portatili.

Sintesi: responsabili informatici, a voi fare da arbitri

Come scrivevo alla fine della prima parte di quest’analisi:

“Sono gli utenti, i responsabili IT, i dirigenti che designeranno il vincitore di domani!”

Per una volta, la soluzione è molto semplice: le aziende, le più grandi in primis, lanciano costantemente degli annunci di offerte per i loro nuovi programmi di sviluppo o l’acquisto di software.



Propongo loro di mettere, in tutte le loro richieste di offerta, la frase d’apertura qui sotto:

“Tutte le proposte ricevute dovranno essere compatibili con HTML5”

La procedura di accettazione delle offerte sarà la seguente: la soluzione che proporrete sarà testata su tutte queste configurazioni della postazione di lavoro:

iPhone, utilizzando Chrome e Safari
Tablet Nexus 7 con Chrome e Firefox
PC portatile Windows 7 con IE9, Firefox e Chrome
Macbook Pro 15” con Safari e Firefox

Il non funzionamento su una sola di queste soluzioni sarà causa di eliminazione.



Quando i grandi produttori di software e i principali SSII avranno perso i loro primi affari perché non saranno stati in grado di rispettare questi test di compatibilità e quando avranno capito che questo approccio andrà generalizzandosi, si adatteranno molto velocemente a questa distribuzione della domanda informatica aziendale.

Tranquilli: ne sono perfettamente in grado

Un grande ringraziamento a tutti coloro che hanno, o avranno avuto il coraggio di leggere e commentare questi cinque articoli.
Penso di aver posto delle buone domande, spero di aver dato delle risposte pertinenti ma le opinioni potranno divergere su questo argomento!

Spero anche che vi aiuteranno nelle vostre scelte davanti ad una delle decisioni più complesse ma essenziali per il successo della vostra informatica nei prossimi 3 / 5 anni.