lunedì 16 settembre 2013

L’acquisizione di Nokia Phone da parte di Microsoft: ahimè, l’avevo anticipato...

Traduzione italiana a cura di Revevol dell'articolo Rachat de Nokia Phone par Microsoft : je l’avais, hélas, anticipé ... di Louis Naugès

Non è mai piacevole annunciare una catastrofe e constatare in seguito che sì è avverata.
Agosto 2011: poco più di due anni fa scrivevo su questo blog un articolo con questo titolo premonitore: “Economia Fiction: Nokia e Microsoft: un complotto machiavellico?”

Mi sono sbagliato di qualche mese annunciando che l’acquisizione di Nokia da parte di Microsoft sarebbe avvenuta alla fine del 2012, abbiamo dovuto attendere la fine dell’estate del 2013...

Una storia molto triste...
Il valore borsistico di Nokia era di 40 miliardi di dollari nel settembre 2010, all’arrivo di Stephen Elop come amministratore delegato. Per chi non lo sapesse, è stato un dirigente di Microsoft.



Settembre 2013: Microsoft annuncia che acquisirà la divisione telefonia di Nokia per 7,2 miliardi di dollari e che Nokia manterrà la sua divisione infrastrutture di rete, NSN, Nokia Solutions & Networks.


Poiché Nokia aveva acquisito, un mese fa (coincidenza, coincidenza??) il 50% di Siemens nella joint-venture NSN per 2,2 miliardi di dollari, la parte di Nokia che resta dopo la vendita dei dispositivi mobili a Microsoft vale 4,4 miliardi. (Adesso la S di NSN significa Soluzioni, invece di Siemens, molto astuto così si evita di dover modificare il marchio).



Il valore globale di Nokia è dunque 7,2 + 4,4 = 11, 6 miliardi di dollari. Sotto la direzione di Stephen Elop, Nokia ha perso il 71% del suo valore; che bella performance!

Nel 2011, quando scrissi il mio articolo precedente, il valore globale di Nokia era ancora di 20 miliardi di dollari. Aspettando due anni, Microsoft ha ottenuto che questo valore si abbassasse ancora del 50% prima di passare all’azione.
Nella sua email ai dipendenti, Steve Ballmer, l’amministratore delegato dimissionario di Microsoft, scrive: 
«This is a smart acquisition for Microsoft, and a good deal for both companies.» (E’ un’acquisizione intelligente per Microsoft e un buon affare per le due aziende)
Non sono sicuro che questo punto di vista sia condiviso dai dipendenti e dagli azionisti di Nokia...

Nel mio articolo del 2011, avevo calcolato che Nokia non valeva più di due Skype. Oggi Nokia è costato a Microsoft meno di Skype, acquistato per più di 8 miliardi di dollari; chi l’avrebbe mai immaginato 3 o 4 anni fa?

Quale avvenire per Windows Phone?



Nel 2012, Nokia vendeva già circa l’80% degli smartphone con il Sistema Operativo di Microsoft, Windows Phone 8. Adesso che Nokia Phone è totalmente integrato in Microsoft, è chiaro che nessun produttore spingerà più Windows Phone. Alla fine del 2014, Microsoft avrà più del 95% del mercato per non dire il 100%.

Qualcuno ha fatto, a torto, il confronto con l’acquisizione di Motorola da parte di Google; Google ha lasciato proseguire Motorola come azienda indipendente e separata da Google, mentre invece Nokia Phone sarà integrata in Microsoft.

Numerosi commentatori hanno trovato positivo il fatto che Windows Phone sia diventato in molti paesi il terzo Sistema Operativo mobile, molto dietro Android e iOS.



Un “grande successo”? No:

  • Questo terzo posto è dovuto principalmente alla marginalizzazione del Blackberry, in stato di morte clinica.
  • In un anno, le vendite di smartphone venduti da Nokia sono diminuite di circa il 60%. Come dimostra questa tabella, al secondo trimestre 2013, le vendite di Symbian e Windows Phone rappresentano insieme il 3,6% del mercato degli smartphone. L’anno prima rappresentavano l’8,5%.

Il mercato diventa più chiaro per i sistemi di sviluppo mobili



E’ un argomento importante, che avevo analizzato qualche mese fa; l’acquisizione di Nokia Phone da parte di Microsoft rende la situazione ancora più chiara.

Restano due grandi fornitori, Apple e Microsoft, che vendono i propri smartphone con i propri Sistemi Operativi (BlackBerry, il terzo della famiglia, sta per scomparire dai radar). Apple è il numero due del mercato e Microsoft il numero tre.
Il leader assoluto, con circa il 70% del mercato, è un attore aperto, Android, che paradossalmente giocherà sul mercato dei dispositivi mobili il ruolo che aveva Windows sui PC tradizionali: centinaia di produttori vendono smartphone Android nel mondo.
Questa acquisizione è un’eccellente notizia per il mio outsider preferito, Firefox OS; i rari produttori, come HTC, che producono ancora degli smartphone Windows probabilmente si convertiranno a Firefox OS.

Chi sarà il numero tre alla fine del 2014? Io scommetto che sarà Firefox OS davanti a Windows Phone.

Quale futuro per Microsoft



Tutti stanno cercando di indovinare il nome del successore di Steve Ballmer al posto di amministratore delegato di Microsoft; i bookmaker per il momento danno per favorito… Stephen Elop, 5 a 1!

Spero vivamente, per il bene di Microsoft, che si sbaglino. Tenuto conto delle sue spettacolari performance come patron di Nokia, non oso immaginare cosa potrebbe succedere se dovesse diventarlo di Microsoft.
Se, ahimè, questo dovesse accadere, ho un solo consiglio da darvi: vendete immediatamente tutte le azioni Microsoft che ancora possedete!

mercoledì 7 agosto 2013

Parte 4: La Rivoluzione Industriale Informatica

Traduzione italiana a cura di Revevol dell'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

I fornitori




La R2I, Rivoluzione Industriale Informatica, come dimostrato negli articoli precedenti, porta vantaggi e valore alle imprese che acquistano IT.

E se noi analizzassimo ora l’altro lato di questa rivoluzione, quello dei fornitori?

Tutti i fornitori colpiti profondamente




Non c’è un solo settore d’offerta di soluzioni informatiche che si salverà dallo Tsunami R2I: postazioni di lavoro, server, reti, software applicativi, system integrator...

Dopo il 2010, la parola Cloud è diventata di moda ed è onnipresente nei messaggi dei fornitori di prodotti informatici. Nei loro discorsi marketing, il Cloud è presentato come l’avvenire del loro business e ci assicurano che hanno la testa tra le “nuvole”.

E se la realtà fosse differente? E se facessero tutto il possibile per tardare l’arrivo di questo Tsunami R2I? E se negassero l’evidenza? La R2I renderà difficili da sostenere i loro modelli economici, e fuori moda una gran parte dei loro prodotti e servizi.




Il Gruppo Gartner ha appena pubblicato le cifre di vendita di PC al terzo trimestre 2012, in ribasso dell’8% in confronto al 2011, e dove per la prima volta Lenovo sorpassa HP come primo costruttore mondiale.




Qualche giorno prima, Meg Witman, quarto CEO di HP in 4 anni, diceva in un’intervista alla televisione americana: “No, il mercato dei PC non è morto!”.

Tre anni fa avevo già cominciato ad affrontare questo argomento nel mio blog, con l’analisi dell’evoluzione del mercato delle postazioni di lavoro, dei server e dei produttori di software. Non devo vergognarmi delle previsioni che feci all’epoca anche se mi sono sbagliato su alcuni punti, non avevo previsto ad esempio il crollo di Nokia.
Non riprenderò dunque in dettaglio questi punti, ma li completerò con informazioni più recenti.

R2I e postazioni di lavoro

Come abbiamo appena visto con i numeri delle vendite dei PC classici, questo mercato è in forte crisi; 8% in ribasso nel terzo trimestre, quello in cui studenti e alunni si riforniscono per l’anno scolastico, non è affatto un buon segno.



Questo grafico mostra a che punto la dominazione del mercato delle soluzioni WinTel (Windows - Intel) è terminata.

Tra il 1997 e il 2007, Microsoft aveva eliminato tutta la concorrenza ad eccezione di Apple con Macintosh che aveva mantenuto circa il 5% del mercato. Dopo questa data la caduta di WinTel è impressionante, avendo iOS e Android preso il posto in crescita.



In questo altro grafico, le cifre d’iDC per il secondo trimestre 2012 danno il 35% del mercato ai PC sul continente americano, il 33% in EMEA (Europe Middle East Africa) e soltanto il 30% in Asia, Pacifico e Giappone.

Dal 95% al 30% del mercato in 5 anni e questo non è che l’inizio!
Oltre ai grandi attori quali Microsoft, Intel, HP, Lenovo... è tutto l’ecosistema WinTel ad essere scosso alla base.
Migliaia di produttori di soluzioni client/server, migliaia di fornitori di periferiche WinTel si convertiranno, molto velocemente, prima della fine del decennio.

R2I e server



Le aziende acquistano meno server... Non è certo una sorpresa per i lettori di questo blog.

Gartner ha appena pubblicato le cifre delle vendite mondiali di server per il secondo trimestre 2012; 5% del valore in ribasso. Dell è il solo dei grandi fornitori a vedere il suo fatturato e la sua quota di mercato progredire.

Le aziende che migrano verso il Cloud:

- Non acquistano più server: è il caso di Revevol
- Virtualizzano i rari server che restano = riduzione del numero di server fisici utilizzati o acquistati

Con grande disappunto dei fornitori storici, le aziende del Cloud pubblico come Google o Facebook costruiscono da sè i propri server. Inoltre ottimizzano l’utilizzo dei loro server e ne acquistano un minimo a prezzi molto bassi.


Vi stupite quindi che i fornitori storici di server promuovano a oltranza i “cloud privati” e alimentino le braci della “Paura della nuvola” affermando che i cloud pubblici sono meno sicuri dei cloud privati?


R2I e produttori di software

Panico a bordo dei produttori tradizionali! Le soluzioni SaaS guadagnano molto velocemente terreno.



Come mostra questo grafico del Gruppo Gartner, le soluzioni SaaS CRM avevano già preso il 30% del share di mercato nel 2010, avendo raggiunto gli storici Siebel-Oracle più SAP.




Gartner prevede anche che il tasso di crescita del mercato SaaS sarà superiore al 50% da qui al 2015.

Qual è attualmente la risposta dei grandi produttori classici? Acquistano, a prezzi alti dei “pure players”  SaaS:
- SuccessFactors, acquistato per 3,4 miliardi di dollari da SAP.
- Taleo, acquistato per 1,9 miliardi di dollari da Oracle.
- Yammer, acquistato per 1 miliardo di dollari da Microsoft.

Questo trend di acquisto non risolve in nessuna maniera il problema di fondo dei produttori storici di ERP integrati e delle soluzioni on premise. Le aziende non acquistano più i loro prodotti e i fornitori sopravvivono solo grazie ai contratti di manutenzione che rappresentano al momento il 70-80% delle loro entrate annuali.


R2I e le società di servizi informatici
L’informatizzazione delle aziende ha permesso la nascita e la crescita di grandi società di servizi.



PAC (Pierre Audoin Conseil) ha appena pubblicato la lista dei 50 più grandi system integrator francesi di cui ho estratto i primi dieci. Molti di loro sono anche leader a livello mondiale. Hanno approfittato dello stato artigianale del mercato dei software e degli ERP per stipulare contratti pluriennali con dozzine o centinaia di persone.




Si stima che ci siano oggi 700.000 ingegneri informatici in India che lavorano alla manutenzione di ERP integrati come SAP o Applicazioni Oracle.

Questa rendita a vita, questi contratti senza fine... quest’epoca d’oro è terminata!

Gli ERP integrati e massicci avevano dato vita a questi giganteschi integratori. Le soluzioni SaaS danno vita a un nuovo genere di società di servizi, che Gartner definisce ILCS, Industrialized Low Cost Services, Società di Servizi Industriali a Basso Costo.


E’ probabilmente nel campo dei servizi che la R2I avrà il maggior impatto; proviamo a capire perché:

- Un software SaaS non può essere modificato: il lavoro di configurazione esiste ma è minimo dieci volte più leggero e più rapido di quello che è richiesto per la parametrizzazione di un software tradizionale.
- Poiché le migrazioni non esistono più, il lavoro ripetitivo, il “Repeat Business” scompare. Una volta che la soluzione SaaS è stata ben configurata, è il produttore che si occupa delle evoluzioni e l’azienda cliente non ha più bisogno di aggiornare l’applicazione ad ogni cambio di versione.

La sostituzione di una soluzione integrata, prodotta da un unico fornitore, con un insieme di SaaS “best of breed” proposta da produttori differenti, crea un nuovo bisogno di aggregazione, sostituto delle vecchie integrazioni. E’ un lavoro nobile, d’ingegno, di forte valore aggiunto ma che viene realizzato solo una volta e rapidamente. I produttori di soluzioni SaaS forniscono tutti i connettori e le API che permettono un dialogo delle loro soluzioni con altri SaaS e con i software pre-esistenti installati nei centri di calcolo privati.


La nobiltà di questi nuovi “mestieri di servizi”, è quello di fare un lavoro rapido, di alta qualità e di poter dire alle aziende clienti: 

“La vostra soluzione è operativa, grazie e arrivederci. Non avrete più bisogno di me su questo progetto. Sarò molto lieto di continuare a collaborare con voi per sviluppare delle soluzioni nuove se ne avrete bisogno”.

R2I = rottura = successo dei nuovi arrivati

Sono sempre gli ultimi arrivati che hanno successo quando si verifica una rottura decisa come quella che si sta verificando con la R2I nel mondo informatico:

- Chi è numero 1 mondiale in SaaS? Salesforce.

- Chi è numero 1 mondiale in IaaS?  Amazon.
- Chi sono i leader mondiali in PaaS? Amazon, Google e Salesforce.
- Chi sono i leader mondiali negli smartphone? Apple iOS e Google Android, due attori che non avevano mai prodotto un solo telefono prima del 2007.



Potrei continuare questa lista a lungo...

Per il momento nessun fornitore storico di informatica è riuscito nella sua mutazione ed è divenuto un attore principale in questo mondo della R2I, nessuno!
Significa che non hanno alcuna possibilità, che hanno i giorni contati?
No, ma è molto, molto difficile per un “fornitore storico” riuscire nella sua trasformazione e restare in auge dopo una rottura tale.

IBM è una delle eccezioni alla regola nel mondo dell’informatica, quest’azienda ha superato momenti molto difficili prima di riuscire nella mutazione.


Attori storici: come restare al passo dopo la R2I

La storia dell’industria ci dà delle indicazioni per rispondere a questa domanda e utilizzerò ancora una volta l’esempio dell’industria automobilistica.



Immaginate per un attimo che Renault, dopo aver lanciato la sua nuova marca Dacia abbia affidato la vendita delle Logan ai commerciali che vendevano Clio o Megane. Cosa succederebbe? 

Vendite che non decollano, commerciali che continueranno a dire ai potenziali clienti Dacia che le Renault sono meglio rifinite, più eleganti, più sicure...
Per gli attori storici di informatica, confrontati con le sfide maggiori della R2I, l’unica soluzione è, a mio avviso, copiare la strategia eccezionale del gruppo VW e di ...





Creare dei marchi concorrenti!


Si tratta di creare una vera concorrenza interna in seno alla squadra:

- un commerciale Skoda vi dirà che la Superb è buona tanto quanto la Passat VW ma molto meno cara.
- un commerciale Seat tenterà di convincervi che la Leon è un’eccellente sportiva, più giovane di una VW.
- un commerciale VW vi proporrà una Golf dicendo che è rifinita bene quanto un’Audi ma più spaziosa.

Grazie a questa strategia di competizione interna, il gruppo VW è sulla buona strada per diventare il primo gruppo automobilistico mondiale; bravo!


Ritorniamo adesso al nostro mondo informatico.

- Credete veramente che un commerciale Microsoft, che ha venduto per 10 anni Office per le postazioni di lavoro Windows, proverà veramente a convincere che una soluzione 100% browser sia oggi la migliore?
- Credete veramente che un commerciale SAP che incassa un grosso assegno quando un cliente acquista migliaia di licenze per la soluzione “in locale” farà grandi sforzi per spingere verso una soluzione SuccessFactors quando ci metterà almeno 5 anni per guadagnare una commissione equivalente?

Fino a che saranno le stesse organizzazioni, le stesse persone con le stesse marche che commercializzano i prodotti storici e le soluzioni “Cloud/SaaS”, queste ultime saranno condannate a restare ai margini.

E’ certamente una delle decisioni strategiche più difficili da prendere soprattutto per le aziende che avevano un gran successo nell’ambito informatico attuale e che fanno fatica a convincersi che la R2I sia veramente... una rivoluzione.
Propongo pertanto a qualcuno dei grandi leader attuali, per aiutarli in questa direzione, qualche nuovo marchio per le loro nuove soluzioni.



Oracle nuovo marchio: Pythie  

(La Pythie di Delfi era la più celebre profetessa dell’antichità)



Windows nuovo marchio: Bullseye 

E’ sia una finestra (Windows) che il centro di un bersaglio



Office nuovo marchio: Anywhere 

Per dimostrare che non si lavora più soltanto in ufficio (Office) ma ovunque, in ogni momento e con qualsiasi dispositivo (anywhere, anytime, any device) con l’aiuto dei dispositivi Cloud/SaaS.

SAP R3 nuovo marchio: SAPaaS

Difficile trovare qualcosa di creativo per sostituire un marchio così poco espressivo come R3!

Non sono che dei primi suggerimenti e sono certo che i lettori di questo blog avranno molte altre idee per questi e altri marchi.


Riassumendo
80 - 90% dei fornitori informatici che hanno avuto successo in un mondo “pre-industriale”, dovranno ripensare velocemente alla loro offerta, ai loro modelli economici se vogliono restare protagonisti dopo la Rivoluzione Industriale Informatica che è già in moto.



Auguro loro di avere molto coraggio e forza di volontà per riuscire in questa mutazione, riprendendo il logo del Museo dell’Informatica in California, dove vi sono molti costruttori, ahimè, scomparsi perché non sono riusciti ad adattarsi al mondo che cambia...


Traduzione italiana a cura di Revevol dell'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès


mercoledì 31 luglio 2013

La riorganizzazione di Microsoft: ahimè, non hanno capito nulla...

Traduzione italiana a cura di Revevol dell'articolo La réorganisation de Microsoft : ils n’ont, hélas, rien compris... di Louis Naugès
L’11 luglio 2013 Steve Ballmer, CEO di Microsoft, ha annunciato una profonda riorganizzazione. Questi cambiamenti, in una realtà che è ancora uno dei pesi massimi dell’informatica, possono produrre conseguenze importanti sia per le aziende che per i singoli. E’ normale che ci si ponga delle domande a questo proposito, come ha fatto recentemente Frédéric Charles sul sito ZDnet.fr
Vi consiglio di leggere anche l’analisi, in inglese, fatta da Technology Review.
Per avere informazioni più obiettive possibili su questo argomento, vi consiglio di leggere il comunicato ufficiale di Microsoft che riprende una mail inviata da Steve Ballmer ai suoi 90.000 dipendenti.
One Microsoft
E’ intorno a questo tema, One Microsoft, che è stata creata questa riorganizzazione. Ballmer l’ha detto chiaramente: “One Microsoft, with one strategy and one set of goals” (Un’unica Microsoft, con un’unica strategia e un unico insieme di obiettivi).
Le cinque “Business units” attuali saranno sostituite da quattro gruppi di ingegneria e funzioni trasversali centralizzate.
Questo permetterà a Microsoft di non mettere sotto il naso dei suoi azionisti le impressionanti perdite della sua divisione “online” (motore di ricerca Bing e posta Outlook.com) degli ultimi otto anni.
L’errore più grande commesso da Microsoft è che questo andamento è centrato sul fornitore, Microsoft stessa, e non sui clienti e le loro aspettative.
Come dice molto bene BusinessWeek nella sua analisi: “quest’ultima riorganizzazione funzionerà solamente se il team di Ballmer potrà vendere ai consumatori l’idea di vivere in un “mondo tutto Microsoft”.
Il problema: i clienti, le imprese e il grande pubblico hanno chiaramente dimostrato dai loro acquisti che non hanno più alcuna voglia di vivere in un mondo dove esiste un unico fornitore, qualunque esso sia.
Non avrei osato dare un titolo così forte a questo grafico che mostra a che punto le quote di mercato di Microsoft si siano sbriciolate.
In soli quattro anni, la quota di mercato delle vendite di Microsoft sui dispositivi connessi è passata dal 90% a meno del 25%.
Non è tutto negativo in questa riorganizzazione; tra i lati positivi cito volentieri la convergenza tra le soluzioni per il grande pubblico e quelle professionali Skype di Lync.
Varietà e concorrenza interna, chiave del successo
L’unicità delle soluzioni, l’unicità di fornitori, l’integrazione verticale, questa visione dell’informatica, molto anni ‘90, non ha più alcuna possibilità di riuscire nell’epoca attuale, quella della R2I, la Rivoluzione Industriale Informatica.
Oggi i clienti, tutti i clienti, esigono e ottengono delle soluzioni diverse, da parte di fornitori differenti, inter-operabili che permettono di adattare le postazioni di lavoro, le reti e le applicazioni alle loro aspettative e bisogni, in un mondo dove la libertà di scelta diventa un’esigenza universale.
Microsoft ha capito quello che richiede il mercato? Certo che si!
Microsoft accetta quello che richiede il mercato? Ahimè, no!
Siamo in molti a pensare, come illustrato in questo articolo, che i fornitori storici non siano pronti a rimettersi in gioco quando i cambiamenti fondamentali avvengono nei mercati dove erano ancora inavvicinabili.
Un esempio emblematico, Internet Explorer
Cito ancora una volta Ballmer:
“... il successo delle soluzioni core-business come Windows, Windows Phone, Xbox, Surface, Office 365 e la nostre altre offerte Bing, Skype, Dynamics, Azure e i nostri server”.
In questa lista non c’è una parola sul dispositivo più essenziale dell’informatica moderna, il browser! Come se il mondo si fosse fermato al 2000, quando i Sistemi Operativi, di cui certamente Windows, erano la pietra angolare di tutta l’informatica. Come se internet, il Web, il Cloud non fossero che un fenomeno secondario!
Con IE10 e presto IE11, Microsoft comincerà pertanto ad avere un browser competitivo di fronte ai due leader attuali, Chrome e Firefox.

In questo grafico, la perdita della quota di mercato di IE è chiaramente messa in evidenza: più del 90% nel 2005, prima dell’arrivo di Firefox, al 20% nel luglio 2013. In questo lasso di tempo, Chrome, che non esisteva all’inizio del 2008, ha guadagnato circa il doppio, con il 38%.
Per rendere vani tutti i progressi realizzati da Microsoft sul rispetto degli standard e le performance di Internet Explorer basta la decisione ridicola e drastica del management di non proporre IE su altre piattaforme a parte quella dello stesso editore. Ancora una catastrofe resa inevitabile da questa strategia “One Microsoft”!
Firefox e Chrome sono disponibili su iOS, Android, Windows e Mac OS... Non mi convinceranno mai che i team di sviluppo di Microsoft non siano capaci di assicurare la portabilità di Internet Explorer.

Un’ottima notizia per i concorrenti di Microsoft
Sarò ancora una volta accusato di essere anti-Microsoft anche se non ho mai augurato la morte di nessun fornitore informatico essendo un gran difensore della concorrenza e della pluralità delle offerte.
D’altro canto, questa negazione della realtà e dell’evoluzione della domanda, questa volontà di Microsoft di chiudersi in se stessa sui suoi prodotti e le sue soluzioni è una bellissima notizia per i suoi numerosi e potenti concorrenti che si chiamano Amazon, Apple, Google, Samsung...
L’ultimo dei Mohicani, l’ultimo a credere ancora ai meriti dell’unicità e delle soluzioni integrate, Microsoft dovrà rapidamente:
- Cambiare CEO, cercando un successore di Steve Ballmer all’esterno di Microsoft, poiché i team interni, al momento, sono troppo influenzati da questa strategia del “One Microsoft”.
- Rimettere i clienti, i professionisti e il grande pubblico al centro della propria strategia, accettando sul serio la loro richiesta di varietà.
- Rilanciare una struttura che privilegi delle soluzioni Microsoft aperte ai mondi non Microsoft.
- Promuovere una competizione interna forte tra le famiglie dei prodotti concorrenti.
Avrò allora la possibilità di scrivere un articolo di elogio sulla nuova riorganizzazione di Microsoft...

(Traduzione italiana a cura di Revevol dell'articolo La réorganisation de Microsoft : ils n’ont, hélas, rien compris... di Louis Naugès)

mercoledì 8 maggio 2013

Informatica: la scomparsa degli investimenti!

Tratto dall'articolo "Informatique : la disparition des investissements par les entreprises !" di Louis Naugès




No, non si tratta di annunciare una catastrofe economica che spingerà le aziende a non investire più nell’informatica.

Si tratta al contrario di un’ottima notizia per i manager, i direttori finanziari e gli informatici: la gran parte degli “investimenti” che si trovano in un budget CAPEX passeranno alla spesa corrente (OPEX).
 Questo tsunami finanziario interesserà tutti gli ambiti dell’informatica, sia le infrastrutture sia le applicazioni.

Infrastrutture

Reti, server e postazioni di lavoro, le tre componenti principali di un’infrastruttura informatica sono interessate da questa rivoluzione.

Reti
Già da molto tempo la buona parte delle aziende acquista le reti esterne dagli operatori e sono già OPEX. Questa tendenza si è estesa anche alle reti mobili, diventate il metodo di accesso preferito da tutti gli utenti.
La situazione è diversa per quello che concerne le reti interne, le LAN (Local Area Networks) che funzionano ancora prevalentemente tramite cavi Ethernet, ma il panorama sta cambiando molto velocemente.




Sempre più sovente le aziende si spostano su reti LAN Wi-Fi quando il numero degli utenti non supera il centinaio nello stesso luogo. Queste reti, adesso, possono fornire performance professionali e sostituire così le reti cablate, eliminando tutti gli investimenti in cablaggi e commutatori Ethernet.
Questo è possibile grazie alle soluzioni multiaccesso come quelle proposte da OneAccess.


Per gli ambienti estesi che avranno ancora bisogno delle reti cablate molto veloci saranno ancora necessari degli investimenti, ridotti tuttavia in misura rilevante dall’implementazione degli SDN, Software Defined Networks e in particolare delle soluzioni Open Source nell’ambiente Open Flow.

Server


Per le piccole e medie imprese, la questione non si pone nemmeno più. I loro costi di gestione interna di un parco server composto da una dozzina o un centinaio di macchine diventano proibitivi rispetto al prezzo che possono proporre AWS di Amazon, Azure di Microsoft o GCE (Google Compute Engine).

Gli altri due evidenti vantaggi di un passaggio in OPEX:
- Flessibilità: si pagano solamente le ore di utilizzo
- Potenza variabile: ho sempre accesso alla potenza di cui ho bisogno anche se ho notevoli variazioni di attività.
Per le grandi aziende, questa tendenza verso le soluzioni IaaS (Infrastructure as a Service) sarà più graduale e lenta.


Uno degli esempi più significativi è quello di Netfix, il leader americano del VOD (Video on Demand). Netfix consuma 1 miliardo di ore di calcolo al mese su AWS, corrispondenti al 95% del suo consumo informatico. Questa slide è estratta da una presentazione preparata dal CEO di Netfix e presenta le principali ragioni di questa scelta. Il termine “wait” (attendi) è presente molte volte!

Postazioni di lavoro
Oggi rappresentano la spesa maggiore del budget informatico delle grandi aziende. Il TCO, Total Cost of Ownership, dei PC Windows, i più diffusi nelle postazioni di lavoro aziendali, è valutato dal gruppo Gartner sui 3.500 $ all’anno.
Tre grandi evoluzioni cambieranno il dato e ridurranno fortemente gli investimenti delle aziende per le loro postazioni di lavoro:


- Il predominio dei dispositivi mobili: tablet, smartphone, PC mobili rappresentano più dell’80% dei dispositivi d’accesso venduti nel 2012. La maggior parte degli smartphone sono già in vendita con un contratto mensile che copre il costo del dispositivo e il costo della rete. 
- Sempre più spesso, le aziende aderiscono al programma BYOD (Bring Your Own Device) e BYON (Bring Your Own Network). L’investimento è a carico del collaboratore ma l’azienda gli riconosce una somma mensile: si passa da un budget CAPEX ad uno OPEX. 


- Altro esempio: Google ha lanciato un programma di “noleggio” Chromebook, che copre, per una somma variabile di 20/30$ al mese, tutti i costi per un periodo di 3 anni con un rinnovo del materiale alla fine del periodo.
Questa tendenza sarà imitata molto rapidamente da un gran numero di fornitori.

Utilizzi

Nell’ambito degli utilizzi, le cose sono molto più semplici: le soluzioni SaaS, Software as a Service, s’impongono per tutti i processi trasversali e le applicazioni di comunicazione e di collaborazione, “social”.
Uno studio recente, realizzato dallo studio americano Saugatuck, mostra che nel 2016 meno del 15% delle applicazioni sarà implementato localmente in modo tradizionale.


E... il 100% delle applicazioni SaaS sono fatturate in funzione del tempo, del numero degli utilizzatori o del livello di risorse consumate; sono quindi nel 100% dei casi delle spese OPEX!
Ci vorranno ancora molti anni, troppi, perché le grandi organizzazioni possano liberarsi dei loro software integrati e altri ERP, ma il budget CAPEX assegnato si ridurrà progressivamente.

I fornitori investono… i clienti utilizzano

Non è perché le imprese smettono di investire in infrastrutture e utilizzi che questi investimenti scompariranno! Saranno presi in carico da... fornitori di soluzioni Cloud d’infrastrutture IaaS o applicazioni SaaS.


Accenture ha calcolato l’ammontare degli investimenti realizzati tra il 2009 e il 2012 da aziende come Amazon, Apple, Google o Microsoft; queste cifre non hanno bisogno di commenti...


Questo altro grafico mostra che l’ammontare degli investimenti trimestrali realizzati da Google è raddoppiato in un anno passando da 600 milioni a 1200 milioni di dollari.
Non si tratta di soluzioni “low cost” nel senso peggiorativo del termine: si tratta al contrario di soluzioni “d’alta qualità” il cui prezzo di vendita si abbasserà sempre più. Questo grazie all’aiuto di fornitori industriali che sono in grado di ridurne fortemente il costo di produzione, favorendo i loro clienti sfruttando le regole dell’economia di scala.

La sfida specifica degli enti pubblici

Questa tendenza del CAPEX verso l’OPEX è ben accettata dalle aziende private; è più difficile da gestire nella Pubblica Amministrazione.
Perché? I budget d’investimento e di funzionamento sono separati da compartimenti stagni e molto spesso basati su fondi molto diversi.


Ho dovuto spesso affrontare questo problema nei progetti Cloud Computing per gli organismi pubblici che sono spesso obbligati a trovare delle astuzie finanziarie che permettano di capitalizzare le spese di funzionamento di tipo SaaS!
Per rispondere a questo problema, la strada percorsa dal governo britannico è molto intelligente; ha creato G-Cloud, un marketplace SaaS dove tutte le soluzioni, pre-approvate, possono essere messe in opera immediatamente senza aver bisogno di passare dalle procedure classiche di gare pubbliche.

Tendenze

Questo movimento di fondo, da un’informatica CAPEX verso un’informatica OPEX, non si compirà in pochi mesi!
Come succede da una dozzina di anni:
il grande pubblico mostra la via; è da molto tempo che nessuno gestisce i propri server localmente e si può constatare una tendenza molto rapida verso l’archivio “Cloud” con Box, Dropbox, iCloud o GDrive.


- Le piccole e medie aziende prendono rapidamente il testimone. Hanno maggiore flessibilità per cambiare le loro soluzioni informatiche esistenti.
- Le grandi organizzazioni impiegano più tempo per migrare alle soluzioni OPEX; è più difficile per loro liberarsi dai loro investimenti “legacy” in infrastrutture e applicazioni.


Affidare a grandi fornitori industriali la responsabilità degli investimenti in infrastrutture e utilizzi informatici; acquistare da loro le sole risorse di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno con la certezza di non dover mai investire sulle risorse che si è sicuri di non poter mai ottimizzare...

Questo “nirvana” informatico è a vostra portata; sarebbe davvero un peccato non approfittarne!

lunedì 6 maggio 2013

Parte 3: la Rivoluzione Industriale Informatica

Tratto dall'articolo "R2I : la Révolution Industrielle Informatique" di Louis Naugès

Gli utilizzi




E’ nell’ambito degli utilizzi che questa R2I sarà meno visibile ma, allo stesso tempo, avrà maggior impatto sull’attività aziendale.

SaaS: Software as a Service
E’ un tema che ho trattato spesso nel mio blog; circa 2 anni fa, avevo scritto un articolo interamente dedicato al SaaS e, più recentemente, una protesta contro gli usurpatori del SaaS.


Riassumo qui in breve cos’è una vera soluzione SaaS:
- è sufficiente un browser, su un PC, un Mac, un tablet o uno smartphone, per accedervi: coerente, ovvio, con ciò che ho già descritto sulle infrastrutture R2I;
- è fatturata come un servizio in base al tempo e al numero degli utenti;
- è ospitata su un cloud pubblico e comunitario; nessuna soluzione SaaS può risiedere in un centro di calcolo privato;
- multi-tenant (multi-proprietario) e mono-versione: una sola versione di codice di programmazione è utilizzata per tutte le aziende clienti;
- per ogni soluzione SaaS ne esiste solo una versione utilizzabile.
Tutte le soluzioni software che non possiedono queste cinque caratteristiche non sono soluzioni SaaS; non vi è alcuna eccezione possibile a questa regola base.




Per aiutarvi nelle vostre scelte, vi indico le due domande trabocchetto da fare per scoprire i falsi SaaS:
- Posso installare l’applicazione nel mio centro di calcolo privato, erroneamente chiamato cloud privato?
- Posso tenere una versione precedente e cambiarla secondo i miei tempi?
Se la risposta a una di queste domande è SI, avete a che fare con un impostore.

SaaS, un elemento chiave della R2I
Visto dalle aziende clienti, la generalizzazione delle soluzioni SaaS è un’eccellente notizia; per la prima volta, nella storia delle applicazioni professionali:




1. Il rischio che l’applicazione non funzioni non esiste più! Se sono la 2587° azienda che implementa questo servizio, 2586 altre aziende l’utilizzano già con successo.
2. L’azienda ha accesso immediato alle best practice nell’ambito dell’applicazione. Quando implemento un’applicazione di gestione delle trasferte come Concur, già utilizzata da migliaia di aziende, approfitto di tutte le migliorie apportate a questo processo gestionale. E’ interessante notare che ne esiste attualmente una versione speciale “settore pubblico” che tiene conto delle specificità di tali processi.
3. I termini dell’implementazione si misurano in settimane o in mesi, non in anni.




4. L’incubo delle migrazioni scompare: quando, per miracolo, un’azienda riusciva a far funzionare un’applicazione artigianale tradizionale, il programmatore si “divertiva” ad annunciare all’improvviso che si doveva “migrare alla nuova versione”. Questo spiega perché la maggior parte delle aziende che implementano un software tradizionale non utilizzano le ultime versioni, come mostra questo grafico che mette a confronto una soluzione SaaS, Workday, con delle soluzioni storiche ben conosciute.


5. Che io sia un’azienda con sede a San Francisco, un’azienda media a Roma o una piccola-media azienda in Romania, ho la possibilità di utilizzare la stessa applicazione, la migliore possibile. E’ un’opportunità straordinaria per le piccole-medie aziende e per le imprese nei paesi emergenti che sono meno bloccati nel loro sviluppo.
6. Posso adattare il mio budget all’evoluzione dell’attività della mia azienda, acquistando più servizi o rinnovando un numero minore di utenti se necessario.
7. Nella grande maggioranza dei casi, i costi completi delle soluzioni SaaS sono molto inferiori a quelli delle soluzioni storiche. Dedicherò un capitolo intero a questo tema.
Difficile quando si è il Direttore Generale, Direttore Finanziario, Direttore Business o Responsabile IT resistere a questi sette vantaggi principali delle soluzioni SaaS.
Delle applicazioni industriali che funzionano, a costi ragionevoli e prevedibili... l’industrializzazione degli utilizzi ha del positivo!

SaaS: per quali utilizzi universali
Le soluzioni SaaS hanno una grave mancanza: non possono soddisfare tutte le necessità delle aziende, contrariamente a quello che hanno cercato di fare i creatori storici di “soluzioni integrate”.


Queste soluzioni mi fanno sempre pensare a questi giganteschi coltellini svizzeri che dispongono di decine di funzioni, si... ma che fanno tutto male.
Provate a sfrondare la vostra foresta con il seghetto di questo coltello, il più grande integrato al mondo! Sareste pronti ad aprire una bottiglia di Petrus con questo cavatappi?
La logica “industriale” delle componenti s’impone a tutto il mondo dei software e mai più un fornitore SaaS serio pretenderà di poter rispondere a tutti i vostri bisogni.
Una soluzione SaaS non ha successo se non può rispondere alle esigenze di un gran numero di imprese; è sempre sui grandi numeri che si possono ammortizzare i costi degli investimenti industriali.


In questo schema ho rappresentato i principali elementi di un Sistema Informatico.
- Le infrastrutture, supporto agli utilizzi, alle quali si accede tramite browser.
- Gli utilizzi strutturati “core business”: sono quelli per cui esiste raramente una soluzione SaaS e che tratterò nel prossimo paragrafo.
- Gli utilizzi strutturati “funzione di supporto”: CRM, gestione delle Risorse Umane, Budget... Oggi, sono disponibili eccellenti soluzioni SaaS per il 99% delle funzioni di supporto.
- Gli utilizzi “partecipativi”: messaggeria, calendario, blog, wiki, fogli di calcolo, documenti... Per questi utilizzi, le soluzioni SaaS predominano.
- L’informatica flessibile che permette di sviluppare rapidamente delle applicazioni leggere di BPM (Business Process Modeling) o decisionali (Business Intelligence). Esistono da poco eccellenti soluzioni SaaS come RMP per il BPM o BIME per il decisionale, due giovani e brillanti aziende francesi che fanno concorrenza alle soluzioni storiche tradizionali.


In questa logica di “componenti software” le decisioni strategiche diventano molto semplici:
- La sola risposta aziendale per una funzione di supporto = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione partecipativa = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
- La sola risposta aziendale per una funzione di informatica flessibile = SaaS o SaaS, su Cloud pubblico.
Resta da sistemare il problema delle applicazioni core business.

Gli utilizzi core business








Tutte le aziende hanno bisogno di applicazioni che rispondano a necessità molto specifiche: gestione di una raffineria di petrolio, bilanciamento in tempo reale di una rete di trasporto dell’energia elettrica, transazioni di borsa, gestione delle tariffe per le compagnie aeree... Questa tabella è un esempio delle tariffe che vengono proposte dalla compagnia aerea Vueling per il volo Parigi - Valencia in ottobre; esse variano dai 50 ai 110 € a seconda del giorno. Non sono sicuro che questa applicazione possa interessare ad una banca o ad una società di distribuzione alimentare; è la caratteristica di base di un’applicazione core business.
Per questi utilizzi business, esistono al momento due risposte possibili:

- Una soluzione SaaS su Cloud comunitario. Rimanendo sull’esempio del trasporto aereo, la società Amadeus fornisce a centinaia di aziende del settore trasporti un’applicazione business SaaS aziendale di altissima qualità, capace di trattare 100 milioni di prenotazioni al mese. Queste applicazioni comunitarie non sono possibili se l’applicazione business in oggetto non è una potenziale fonte di vantaggio competitivo. E’ il caso di Amadeus che si occupa principalmente del processo di prenotazione, una volta che il cliente fa la sua scelta di compagnia aerea e prezzo.
- Una soluzione proprietaria, unica, non aziendale, installata nel centro di calcolo dell’impresa o ospitata da una società terza. Questo resterà ancora, per molti anni, la risposta più frequente, soprattutto per le grandi aziende. In questa situazione, prevedo e aspetto la rinascita delle applicazioni veramente su misura costruite con dispositivi industriali, Java, PHP, HTML5... questo andamento è, a lungo termine, più efficace e più conveniente che cercare di sistemare un ERP universale per cercare di adattarlo a dei processi business che sono specifici e diversi da quelli della concorrenza.

Ho una bella notizia per le aziende:
Oggi, il 60/80% degli utilizzi può essere preso in carico da applicazioni industriali SaaS.


Dimensione economica: SaaS vs. soluzione tradizionale




Nel garage di un capo di stato “democratico” recentemente scomparso è stata trovata un’auto unica al mondo, una FIAT 500 del valore di 200.000€

I “garage informatici” delle grandi aziende sono anch’essi pieni di applicazioni e ERP unici al mondo, assemblati con grandi spese nel corso di anni e costantemente in revisione!



Tutti i grandi studi di ricerca e analisi, Gartner, Forrester, Nucleus... hanno pubblicato degli studi sul ROI delle soluzioni SaaS. Senza sorpresa, qualsiasi siano i metodi di calcolo, i risultati ottenuti dimostrano che le soluzioni SaaS sono molto meno care. Eccone tre esempi, tra le centinaia, di Forrester su Concur e Google Apps e di Nucleus sulla più celebre delle soluzioni SaaS, Salesforce.




Ho riassunto questi risultati in questa tabella molto semplice che riporta il ROI e il periodo di ritorno sugli investimenti nei tre casi; da mostrare al vostro Direttore Generale o al vostro responsabile finanziario!
Tutte queste tabelle, tutte queste cifre non fanno che confermare quello che un po’ di buon senso rende evidente: una soluzione industriale, indipendentemente dal settore di attività, costa meno cara della realizzazione artigianale.

Per un’azienda, i vantaggi finanziari delle soluzioni industriali SaaS sono numerosi:
- nessuna spesa per capitale, solo spese operative;
- spese prevedibili anno per anno
- ROI molto elevati
- possibilità di fermare un progetto che non porta vantaggi
- spese che si adattano facilmente all’evoluzione dell’attività dell’azienda

Utilizzi informatici industriali, è... oggi




Questa rivoluzione industriale degli utilizzi è alle porte delle aziende; per il momento, solo le più innovative hanno fatto il salto nel Nuovo Mondo del SaaS e ne traggono i vantaggi concorrenziali maggiori.
Come mostra chiaramente questo grafico, nella prima metà del XX° secolo, l’industrializzazione del settore dell’automobile americano ha permesso di diminuire di un terzo il prezzo di vendita di un’automobile.
Non c’è più alcuna ragione perché non si possa fare un grafico simile, rappresentando la diminuzione dei costi delle applicazioni informatiche, nel periodo 2010 - 2020.